Storia dell'abitato di Campagna.
di Cristian Viglione
1. Le Origini. Campagna, città della storia, immersa nel cuore dei Monti Picentini.
Quando inizia la storia di Campagna?
Come nasce il suo popolo?
Quando prende forma il suo straordinario borgo?
Sono queste le domande che hanno alimentato la curiosità e la passione per la storia della mia amata Campagna, diventando la spinta iniziale di un lungo lavoro di ricerca e approfondimento dedicato alle origini della città.
Campagna affonda le sue radici in un passato antichissimo. Per comprendere davvero la sua storia è necessario percorrere, passo dopo passo, il lungo cammino del tempo, attraversando epoche profondamente diverse tra loro e osservando gli eventi che hanno segnato l’evoluzione del territorio fino ai giorni nostri.
La conformazione della valle e del paesaggio campagnese è il risultato di processi geologici ed erosivi sviluppatisi nel corso di milioni di anni. Il territorio presenta importanti variazioni altimetriche: si passa infatti dai circa 30 metri sul livello del mare fino ai 1.790 metri del Monte Polveracchio, terza vetta più alta dei Monti Picentini.
Dal punto di vista geologico, Campagna può essere considerata una vera “anziana signora” di circa 250 milioni di anni. Questa straordinaria testimonianza deriva dalla scoperta della cosiddetta “finestra tettonica del Polveracchio”1, studiata nel 1967 dai geologi Scandone e Sgrosso. In una successiva nota scientifica presentata a Roma nel 19742, l’area venne definita come “una delle strutture più esplicative dell’assetto tettonico delle unità esterne dell’Appennino campano-lucano”.3
Il territorio si presenta da sempre come un ambiente accogliente e ricco di risorse naturali: una vasta pianura suddivisa tra aree residenziali e terreni coltivati, un centro storico di grande fascino, sedici frazioni, montagne, sorgenti e corsi d’acqua. Tre fiumi — il Tenza, l’Atri e il Trigento — nascono e scorrono all’interno del territorio comunale, contribuendo a definirne l’identità paesaggistica.
Campagna custodisce inoltre un importante patrimonio artistico e architettonico, immerso in un paesaggio collinare caratterizzato da estesi oliveti, sia di nuova coltura sia secolari, capaci di raccontare una tradizione agricola antica e profondamente radicata.
Con circa 2.300 ettari coltivati a olivo, Campagna rappresenta il primo comune della Regione Campania per estensione di terreni olivetati ed è tra i principali comuni olivicoli d’Italia.
Anche l’origine del nome “Campagna” conserva un forte legame con la storia del territorio. Secondo una delle interpretazioni più diffuse, deriverebbe dalla contrazione della locuzione latina Finibus Campaniae, ossia “ai confini della Campania”, a indicare l’antica linea di separazione tra gli attuali territori di Campania e Basilicata. Da questa tradizione deriverebbe anche il simbolo della campana, probabilmente nato per assonanza con il termine “Campaniae”, insieme al motto istituzionale della città: Civium Amor.
1.1 Il Medio-Sele prima dell'antica Roma. Passando per gli antichi greci, gli italici, gli etruschi e lucani.
I numerosi ritrovamenti archeologici disseminati nel territorio di Campagna raccontano una storia antichissima, fatta di popoli, migrazioni e trasformazioni culturali che attraversano millenni.
Tra le testimonianze più remote vi sono quelle scoperte nel 1866 dal celebre naturalista e paleontologo Oronzio Gabriele Costa, durante i lavori di demolizione di una grande grotta destinata a lasciare spazio al nascente quartiere della Strada Nuova. In quell’occasione vennero rinvenuti resti appartenenti a diverse specie animali — mucche, iene, cervi, orsi e persino rinoceronti — ma la scoperta più sorprendente avvenne nei pressi del Monte Polveracchio, al confine con Acerno, dove furono individuati resti di Mammuth Primigenius.4/5
Purtroppo, dopo la morte del dottor Costa, i reperti furono trasferiti a Napoli e da allora se ne sono perse le tracce.
I primi insediamenti
Alle origini della sua storia, Campagna non si presentava come un unico centro urbano, ma come un insieme di villaggi sparsi sul territorio. Una caratteristica che, in parte, è ancora visibile oggi nella presenza delle numerose frazioni e dei diversi nuclei abitativi disseminati tra valle e montagna.
Gli insediamenti più antichi erano collocati al di fuori delle attuali mura del centro storico. Le testimonianze archeologiche suggeriscono infatti che le prime comunità si fossero sviluppate sia nelle zone alte sia nelle aree pianeggianti circostanti il borgo medievale.
Per comprendere le origini del territorio è necessario osservare il ruolo fondamentale svolto dal fiume Sele. Le sue acque rappresentarono un naturale collegamento tra le popolazioni distribuite nelle valli dell’Alto Sele, nel Cilento e lungo la fascia costiera fino a Pontecagnano e Salerno. Per questo motivo, il territorio delle origini va immaginato come parte di un’ampia area culturale e commerciale, ben oltre gli attuali confini comunali.
Il Sele e le prime attività commerciali
In questo contesto nacquero i primi insediamenti lungo il Silarus, l’antico nome latino del Sele. La navigabilità del fiume favorì gli scambi commerciali e rese il territorio un importante punto strategico.
Secondo alcune recenti teorie, la grande disponibilità di legname presente nelle montagne campagnesi avrebbe favorito un’intensa attività di produzione e trasporto del legno attraverso il corso del Tenza fino al Sele.6 Questo sistema avrebbe alimentato i commerci verso le aree circostanti e, in epoche successive, persino verso il porto di Paestum.
Le testimonianze archeologiche relative al Neolitico, all’Eneolitico e all’Età del Bronzo — con reperti riconducibili alle culture di Serra d’Alto, Diana-Bellavista e Gaudo.7— restituiscono il quadro di comunità nomadi e stanziali già ben organizzate, caratterizzate da produzioni ceramiche, rituali funerari e strutture sociali evolute.
Italici, Etruschi e Lucani
A partire dall’Età del Ferro, il territorio vide l’arrivo di nuove civiltà destinate a modificare profondamente il panorama culturale locale: gli Italici e gli Etruschi.8
Tra il VII e il V secolo a.C., le popolazioni italiche entrarono in contatto con gruppi di cultura villanoviana provenienti dai centri etruschi costieri dell’Italia meridionale, soprattutto nell’area dell’odierna Pontecagnano. Le due culture riuscirono a convivere, dividendosi naturalmente il territorio: le aree pianeggianti e agricole furono occupate dagli Italici, mentre gli Etruschi preferirono le zone collinari dei Monti Picentini.
9 Verso la fine del V secolo a.C., la valle del Sele fu conquistata dai Lucani, popolazione di stirpe sabellica10 che riuscì a imporsi anche su Paestum, alterandone progressivamente l’identità magnogreca.
11 I Lucani privilegiavano insediamenti fortificati per il controllo del territorio, ma vivevano anche in fattorie sparse nelle campagne. Le necropoli rinvenute nelle attuali località di Piantito, Serradarce, Carpella, Tuori, Palazza e Vallegrini testimoniano ancora oggi la loro presenza.
L’arrivo di Roma
Il dominio lucano terminò nel III secolo a.C., quando l’espansione di Roma verso il sud della penisola rese inevitabile lo scontro. Nel 272 a.C. i Lucani furono sconfitti e il territorio entrò nell’orbita romana.
Come spesso accadeva nei trattati romani, alle popolazioni sconfitte venne lasciata una certa autonomia amministrativa, ma in cambio fu richiesto supporto militare alle campagne dell’Impero.
Con la conquista romana si aprì una nuova fase storica per Campagna e per l’intero cantone eburino.12 Tuttavia, rispetto all’epoca lucana, le testimonianze archeologiche di questo periodo risultano più rare. La diminuzione delle necropoli e dei reperti suggerisce un cambiamento nell’organizzazione del territorio, con insediamenti rurali più sparsi e un’economia agricola maggiormente orientata alle grandi coltivazioni cerealicole.
La Via Popilia
Uno dei segni più importanti della presenza romana è rappresentato dalla Via Popilia, costruita nel 132 a.C. dal console Publio Popilio Lenate per collegare Capua a Rhegium.
La strada attraversava anche il territorio di Campagna, passando nei pressi dell’attuale località Castrullo.13 Oggi restano visibili alcuni piloni dell’antico ponte romano realizzato in opera cementizia e pietra calcarea, insieme a tracce di una banchina fluviale.
Secondo la tradizione, lungo questa via sarebbero transitati anche Annibale e il suo esercito durante la Seconda Guerra Punica.
Tra storia e leggenda
Diversi studiosi locali ricordano inoltre la presenza, in quest’area, dei Picentini, dei Sanniti e dei coloni ateniesi provenienti da Thurii e Sibari.14 Alcune teorie sostengono che questi gruppi abbiano trovato rifugio nei territori campagnesi dopo essere stati sconfitti o costretti all’esilio.
In particolare, l’antico villaggio di Tuori — identificato con il nome di Turion 15— avrebbe rappresentato uno dei principali centri di questa presenza, articolato in diverse aree tra cui Serra Arcis, Saginara e Lagaria.16
Campagna in età romana
Con l’integrazione del Medio Sele nella Res Publica romana, il territorio ottenne una nuova organizzazione amministrativa e municipale. Il paesaggio si presentava ancora selvoso e impervio, attraversato da percorsi legati alla transumanza. Secondo alcune ipotesi, persino Spartaco avrebbe attraversato queste zone per sfuggire alle milizie romane.
Le testimonianze materiali dell’età romana a Campagna sono limitate ma significative: una colonna conservata presso l’ex abbazia di Santa Maria La Nova, una lastra marmorea custodita a Sant’Angelo e una stele augustea collocata nei pressi di Piazza Melchiorre Guerriero.
Molto importanti risultano anche i toponimi locali, che sembrano derivare da antichi fondi agricoli romani appartenenti a famiglie o coloni: a dx: Furano → Fondo di Furio; Stassano → (Fondo di Stazio); Rufigliano → (Fondo di Rufilio); a sx: Ariano → (Fondo di Ario); Varano → (Fondo di Vario); Matiano → (Fondo di Mattio); Morignano → (Fondo di Morinio), i quali fanno presupporre fondi di coloni, presenti probabilmente nella dinastia sia Gracca che Flavia. ne rappresentano esempi evidenti.17
Il caso di Saginara
Tra tutte le località del territorio, Saginara emerge come uno dei siti più rilevanti dell’epoca romana.
Nel 1924 l’archeologo Matteo Della Corte rinvenne qui i resti di una grande villa romana databile tra il I e il II secolo d.C. Nella stessa area furono individuate cave di argilla e numerosi manufatti in terracotta recanti il sigillo “M. FLAVI”, probabilmente appartenente a un facoltoso imprenditore o liberto legato alla dinastia dei Flavi.
Questi ritrovamenti suggeriscono la presenza di una vera attività produttiva organizzata, forse inserita in un sistema proto-industriale dedicato alla lavorazione della terracotta.
La posizione strategica di Saginara, situata lungo importanti vie di collegamento terrestri e fluviali tra Rhegium, Capua, Conza, Buccino ed Eboli, rafforza l’ipotesi che il territorio di Campagna abbia ricoperto un ruolo economico e commerciale di grande rilievo già in epoca romana.
1.2 Il crollo dell'Impero: una nuova era, i fondi Furano e Ariano
Con questo capitolo entriamo nell'epoca del Basso Impero e della Tarda Antichità, un periodo compreso tra il III e il VI secolo d.C., segnato da profondi cambiamenti politici, economici e sociali.
La crisi delle campagne e l'ascesa dei grandi proprietari
Negli ultimi secoli dell'Impero Romano, le campagne furono colpite da una grave crisi produttiva ed economica. Instabilità politica, conflitti e violenze favorirono il progressivo declino della piccola proprietà contadina, che venne assorbita dalle grandi proprietà terriere appartenenti ai potentes, potenti proprietari e funzionari che, grazie alla loro influenza e alla conoscenza delle leggi e delle pratiche amministrative, riuscirono a consolidare vasti latifondi.
Questo scenario di continua trasformazione e incertezza ha lasciato poche testimonianze archeologiche. Per ricostruire la storia del territorio, assumono quindi particolare importanza i toponimi, che rappresentano una delle rare tracce sopravvissute di quell'epoca.
I fondi Furano e Ariano
Le fonti attestano che il territorio era anticamente suddiviso tra due importanti nuclei fondiari: il locus Furano e il locus Ariano18, situati rispettivamente sulla destra e sulla sinistra del fiume Tenza.19
La formazione di questi due grandi fondi contribuì probabilmente a definire un'identità territoriale più autonoma rispetto all'antico municipio di Eburum. In questa fase iniziarono a delinearsi le prime caratteristiche di un insediamento indipendente, destinato nei secoli successivi a sviluppare una propria fisionomia e una propria identità.
L'arrivo dei Longobardi
Nel 568 d.C. i Longobardi attraversarono le Alpi orientali, penetrando nella penisola italiana e conquistando rapidamente gran parte della Pianura Padana. Negli anni successivi estesero il loro dominio anche nell'Italia meridionale, fondando il Ducato di Benevento, destinato a diventare il centro politico della cosiddetta Longobardia Minor.
La conquista fu favorita dalla debolezza del territorio, già provato dalle conseguenze della guerra greco-gotica e da un diffuso spopolamento. Le aree rurali apparivano in gran parte abbandonate, caratterizzate da pascoli spontanei, zone paludose e vaste aree boschive.
In questo contesto i Longobardi riuscirono a sostituirsi ai precedenti dominatori senza alterare radicalmente l'organizzazione economica esistente, mantenendo in larga parte il sistema romano basato su servi e coloni.
La lunga presenza longobarda nel Mezzogiorno
Se nell'Italia settentrionale il dominio longobardo terminò nel 774 con la conquista di Pavia da parte di Carlo Magno e dei Franchi, nel Mezzogiorno la loro presenza ebbe una durata molto più lunga.
Proprio nell'Italia meridionale i Longobardi conobbero il periodo di maggiore prosperità e stabilità, mantenendo un ruolo centrale nella storia del territorio fino al XII secolo. Questa lunga permanenza contribuì in modo significativo alla formazione dell'identità culturale, sociale e amministrativa delle comunità locali, lasciando tracce profonde anche nell'area di Campagna e della valle del Tenza.
2.0 Inizia l'Era Longobarda: non solo violenze, ma anche incastellamento, crescita demografica e produttiva.
L'arrivo dei Longobardi non rappresentò soltanto un periodo di guerre e violenze. A partire dall'Alto Medioevo, il territorio conobbe anche importanti trasformazioni sociali ed economiche, caratterizzate da fenomeni di incastellamento, crescita demografica e sviluppo delle attività produttive.
Le origini della primitiva Campagna
Come già evidenziato nei capitoli precedenti, la prima Campagna non sorgeva nell'area occupata oggi dall'attuale Centro Storico. Le prime testimonianze documentarie che fanno riferimento al nucleo abitato risalgono al 1056, quando in una Cartula Venditionis (atto di vendita) compare la dicitura "Locum Castello Campaniae", una delle più antiche attestazioni del futuro insediamento.
Per comprendere la nascita di questo centro abitato è necessario osservare le caratteristiche del territorio. La valle presentava terreni di origine alluvionale, ben esposti al sole, ricchi di acqua grazie alle numerose sorgenti e particolarmente adatti alle attività agricole e pastorali. Un ambiente favorevole che offriva condizioni ideali per la formazione di piccoli nuclei abitati.
Una valle rifugio tra X e XI secolo
È plausibile che i primi insediamenti stabili siano sorti tra la fine del X secolo e l'inizio dell'XI secolo. La valle, protetta dalle montagne circostanti, rappresentava infatti un luogo sicuro per gruppi di pastori, agricoltori e famiglie in cerca di protezione dalle frequenti incursioni e dalle instabilità che caratterizzavano il periodo.
Questa ipotesi trova fondamento sia nelle caratteristiche naturali del territorio sia negli studi di diversi storici locali, tra cui il professor Rubino Luongo20, secondo il quale piccoli nuclei abitativi potrebbero essere stati presenti già in epoca tardo-antica. Tali comunità avrebbero trovato in questa valle un rifugio dalle conseguenze del declino dell'Impero Romano e dalle difficoltà che interessavano le aree più esposte.
Il ruolo dei toponimi nella ricostruzione storica
Ancora una volta, i toponimi costituiscono una fonte preziosa per ricostruire la storia delle origini dell'abitato. Tra le testimonianze più antiche emerge il locus Zappinus21, considerato il primo nucleo documentato dell'attuale borgo antico.
All'inizio dell'XI secolo vi risiedeva un uomo di nome Porfido insieme alla sorella Maralda. Le fonti riportano che, nel febbraio del 1012, Maralda sposò Magno, figlio del chierico Raimelgardo.22 Questi riferimenti, apparentemente semplici, rappresentano alcune delle più antiche testimonianze documentarie della presenza umana organizzata nel territorio.
Le prime attività produttive
Lo sviluppo dell'insediamento è confermato anche dalla presenza di infrastrutture produttive. Intorno alla metà dell'XI secolo è infatti documentata l'esistenza di un mulino situato nei pressi dell'area di Zappino.23
La presenza di un impianto molitorio testimonia non solo l'esistenza di una comunità ormai stabile, ma anche una crescente attività economica legata all'agricoltura e allo sfruttamento delle risorse idriche locali. Si tratta di un segnale importante dell'evoluzione del territorio, che da semplice luogo di rifugio stava progressivamente assumendo le caratteristiche di un centro abitato strutturato.
Verso la nascita del borgo medievale
Tra il X e l'XI secolo si gettarono quindi le basi di quella che sarebbe diventata la futura Campagna. La combinazione tra condizioni ambientali favorevoli, sicurezza offerta dalla conformazione geografica e sviluppo delle attività produttive contribuì alla formazione di una comunità stabile, destinata a crescere e a consolidarsi nei secoli successivi attorno al nucleo fortificato del Castello di Campagna.
2.1. Dalla crisi longobarda alla nascita della Campagna medievale: nasce la Contea di Campagna.
Tra il IX e l'XI secolo il territorio attraversò una fase di profonde trasformazioni politiche e sociali. In questi anni si posero le basi per la nascita della futura Campagna, destinata a diventare uno dei principali centri dell'area interna del Principato di Salerno.
Il declino della Longobardia Minor Una delle cause principali del cambiamento fu il progressivo indebolimento della Longobardia Minor, che fino ad allora aveva esercitato il controllo su gran parte dell'Italia meridionale.
Il principato longobardo dovette affrontare numerose difficoltà: lotte dinastiche interne, pressioni militari provenienti dall'Impero Bizantino, incursioni carolingie e attacchi musulmani. Questo insieme di fattori contribuì a minarne progressivamente la stabilità.
La crisi raggiunse il suo culmine nell'anno 849, quando il Ducato di Benevento si divise ufficialmente tra Radelchi e Siconolfo. L'accordo, passato alla storia come Divisio Ducatus, sancì la nascita del Principato di Salerno, affidato a Siconolfo, al quale furono assegnate sedici contee, tra cui anche il territorio di Campagna.
L'arrivo dei Normanni
La nuova situazione politica si rivelò tuttavia fragile. Nel Mezzogiorno fece infatti la sua comparsa una nuova forza destinata a cambiare radicalmente gli equilibri: i Normanni.
Originariamente giunti come mercenari al servizio dei principi longobardi, i Normanni acquisirono rapidamente potere e autonomia. Nel tentativo di consolidare i rapporti tra le due popolazioni, il principe Guaimario IV favorì importanti alleanze matrimoniali: sua sorella Sighelgaita sposò Roberto d'Altavilla, mentre la zia Gaitelgrima andò in moglie a Drogone d'Altavilla.
Nonostante questi legami, i rapporti si deteriorarono rapidamente. Nel 1077 Roberto il Guiscardo conquistò definitivamente Salerno, ponendo fine alla dominazione longobarda sulla capitale del principato.
Il distretto di Furano e l'organizzazione del territorio
Durante il governo di Guaimario IV24 furono introdotte nuove suddivisioni amministrative per alleggerire il peso politico ed economico di Salerno.
In questo contesto nacque il distretto di Furano, localizzato nell'area dell'attuale Sant'Angelo. La sua esistenza è documentata da numerosi atti notarili redatti fino al 1041 dal notaio Urso, attivo nel territorio.
La centralità di Furano è confermata anche da documenti ancora più antichi.
Le testimonianze documentarie più antiche
Tra i documenti più significativi vi è una donazione dell'anno 815, con la quale il nobile Alahis, figlio del principe Arechi, offrì al prestigioso monastero di San Vincenzo al Volturno numerosi possedimenti situati tra il Tusciano e il Sele. Tra questi beni figurava anche una cella monastica ubicata lungo il fiume Tenza.
Un secondo documento, datato 819, specifica che la chiesa di San Vincenzo si trovava in loco Furano presso il Tenza.
Queste testimonianze assumono un'importanza particolare perché dimostrano che, all'inizio del IX secolo, il riferimento territoriale principale era ancora Furano. Non compare infatti alcuna menzione di Campagna come centro abitato o entità amministrativa autonoma.25
Lo spostamento e la nascita di Campagna
Dopo il 1041 le fonti sembrano interrompersi improvvisamente. Segue un periodo caratterizzato da una significativa scarsità documentaria, che termina nel 1056, anno in cui compare per la prima volta la dicitura "Locum Castello Campaniae".
L'apparizione di questo nuovo toponimo suggerisce che tra la metà dell'XI secolo e il 1056 si verificò un cambiamento di grande importanza.
Una delle ipotesi più plausibili è che il centro di Furano, situato in una posizione più esposta e vicino alla normanna Eboli, fosse diventato vulnerabile alle continue tensioni militari. Per ragioni di sicurezza, la popolazione potrebbe aver progressivamente trasferito il proprio baricentro verso una valle più nascosta e facilmente difendibile.
Qualunque sia stata la causa precisa, il risultato fu una profonda riorganizzazione del territorio. L'antico locus Zappinus si trasformò progressivamente in un insediamento fortificato, destinato a sostituire Furano come centro politico, amministrativo e sociale dell'area.26
La nascita di una roccaforte
Gli anni successivi furono particolarmente difficili per il Principato di Salerno. Dopo l'assassinio di Guaimario IV, il nuovo principe Gisulfo II dovette affrontare rivolte, assedi e nuove guerre.
I fratelli normanni Umfredo e Guglielmo d'Altavilla,27 insoddisfatti per i compensi ricevuti dopo aver sostenuto Gisulfo II,28 devastarono numerosi territori del principato.
In questo contesto emerge l'importanza strategica del nascente castello di Campagna. Lo storico normanno Amato di Montecassino,29 descrivendo le conquiste degli Altavilla, cita diversi castelli dell'area, tra cui San Nicandro, Castelvecchio e Castelfagosa,30 senza menzionare una conquista del castello di Campagna.
Questo silenzio delle fonti potrebbe suggerire che la nuova fortificazione fosse particolarmente sicura o che non sia mai stata espugnata durante quelle campagne militari.
La Contea di Campagna e la crescita della popolazione
Un'ulteriore conferma dell'importanza crescente del nuovo centro arriva dall'anno 1082, quando compare per la prima volta la Contea di Campagna.
Nello stesso periodo, le guerre che devastavano la Piana del Sele e il territorio di Eboli spinsero molte famiglie a cercare rifugio nelle località più sicure dell'entroterra.
Lo ricorda anche l'erudito campagnese del XVI secolo Marco Fileta Filiuli, che racconta come numerosi abitanti delle zone assediate trovassero protezione a Campagna e a Capaccio.31 Questo fenomeno contribuì ad aumentare la popolazione locale e a rafforzare ulteriormente il ruolo del nuovo insediamento.
Dalla valle rifugio al centro medievale
Tra la fine della dominazione longobarda e l'affermazione dei Normanni, il territorio visse quindi una trasformazione decisiva. L'antico distretto di Furano lasciò progressivamente il posto a una nuova realtà fortificata, capace di attrarre popolazione, garantire sicurezza e assumere funzioni amministrative sempre più rilevanti.
Fu in questi decenni che nacque la Campagna medievale, destinata a diventare il principale punto di riferimento dell'alta valle del Tenza nei secoli successivi.
2.2 L'incastellamento.
Con l'intensificarsi della minaccia normanna, anche il territorio di Campagna fu interessato dal fenomeno dell'incastellamento, un processo che caratterizzò gran parte dell'Italia meridionale tra l'Alto e il Basso Medioevo. Le popolazioni abbandonarono progressivamente le aree più esposte per concentrarsi in insediamenti collinari e fortificati, più facilmente difendibili in caso di incursioni e razzie.
L'incastellamento non rappresentò soltanto una risposta militare alle esigenze di sicurezza, ma comportò una profonda trasformazione dell'organizzazione territoriale e sociale. Cambiarono gli assetti agrari, le strutture insediative e persino alcuni aspetti della vita religiosa e amministrativa. Il controllo del territorio si concentrò nelle mani dei signori feudali, che rafforzarono il proprio potere attraverso la gestione delle nuove fortificazioni e delle comunità che vi si raccoglievano.
Questo complesso processo favorì anche lo sviluppo di modelli produttivi più efficienti e garantì una maggiore protezione alle fasce più deboli della popolazione, offrendo loro rifugio all'interno di centri abitati più sicuri.
Gli studi dello storico medievalista Pierre Toubert hanno contribuito a chiarire la struttura dei primi castra32. In origine realizzati prevalentemente in legno e circondati da semplici recinzioni difensive, questi insediamenti si trasformarono nel tempo in vere e proprie roccaforti in pietra. Al loro interno trovavano spazio aree agricole, sistemi di raccolta dell'acqua e terreni destinati alle coltivazioni, elementi indispensabili per garantire l'autosufficienza durante eventuali assedi.
Anche la conformazione urbana di Campagna sembra riflettere pienamente questo modello33. Il sistema difensivo del territorio era infatti articolato attorno a quattro castelli principali: il Castello Gerione, il castello di Serra d'Arci, quello situato in località Oppidi e il Castello di Palmentara, nell'area di Sant'Angelo.34
Un'importante testimonianza dell'esistenza di queste fortificazioni è contenuta nell'Anonimo Sorrentino35, che descrive Campagna come una città prestigiosa, ricordandola come «insigne pei quattro castelli aggiunti». Ulteriori conferme provengono dagli scritti di Giovanni Donato Guerriero, autore di un prezioso manoscritto36 che documenta l'orografia del territorio, i casali scomparsi e quelli ancora esistenti all'inizio del XVII secolo.
Dalle sue descrizioni emerge l'immagine di un territorio articolato in numerosi nuclei abitati, dotati di funzioni amministrative, religiose ed economiche. Guerriero ricorda inoltre le vestigia di castelli, chiese e villaggi che, secondo la tradizione, furono distrutti nel corso dei secoli da invasioni e conflitti.
Questo quadro storico offre importanti indicazioni sull'evoluzione della Civitas Campaniae, che gli studiosi del passato ritenevano già esistente in epoca antica e dotata di strutture difensive di rilievo. Le testimonianze conservate evidenziano inoltre la grande attenzione che i Longobardi dedicarono alla protezione del territorio.
Grazie a questo articolato sistema difensivo, la nuova Campagna — identificabile con l'attuale centro storico — poté svilupparsi come una roccaforte solida e difficilmente espugnabile. La posizione geografica favorevole e la presenza di fortificazioni strategiche, tra cui il Castello Gerione, contribuirono a garantire sicurezza e continuità alla comunità nei secoli medievali.
2.3 Il Castello Gerione: la nascita del villaggio fortificato.
Consolidate le origini e il processo di formazione della Nova Campaniae, è possibile individuare nel Castello Gerione il vero fulcro attorno al quale si sviluppò il futuro della città. Per secoli questa fortificazione rappresentò non solo un presidio militare e difensivo, ma anche il simbolo della nascita dell'identità urbana e politica della comunità campagnese.
Le prime opere di difesa
I Longobardi, attraverso il nuovo assetto amministrativo della contea, avviarono un'importante opera di organizzazione e controllo del territorio. Il primo intervento fu la fortificazione della collinetta37 che dominava il nucleo abitato di Zappino, dove venne costruita la cosiddetta "Torricella"38, una struttura di avvistamento e difesa destinata a controllare l'intera valle.
Accanto alla Torricella sorsero le prime opere difensive, costituite da palizzate e fortificazioni, inizialmente in legno e successivamente in muratura. In questa fase non fu necessario costruire una vera e propria cinta muraria continua, poiché la particolare conformazione del territorio offriva una naturale protezione: i profondi dirupi fluviali e i rilievi circostanti costituivano infatti un efficace sistema difensivo.
Gli accessi principali al villaggio erano due:
Porta Fezza, che chiudeva il lato meridionale dell'abitato, in prossimità dell'attuale chiesa di Sant'Antonino;
Porta Atri, collocata oltre il ponte sul fiume, lungo il percorso proveniente dal sentiero di Sant'Eremo.
Il Castello Gerione: il cuore della nuova Campagna
Il sistema difensivo trovò il suo completamento con la costruzione del Castello Gerione, destinato a diventare il principale baluardo della comunità. La scelta del luogo non fu casuale. Il castello sorse sulla cima del colle Girolo, a circa 440 metri di altitudine, sul versante meridionale del Monte Calvo, in una posizione dominante che consentiva il controllo visivo della Piana del Sele e dei principali percorsi montani circostanti. Ancora oggi i ruderi della fortezza testimoniano l'importanza strategica che questo sito ebbe nel Medioevo.
L'intero complesso occupava una superficie di circa 3.000 metri quadrati ed era accessibile attraverso due ingressi principali: uno collegato alla Torricella di Sant'Agostino, probabilmente mediante una cinta muraria di raccordo, e l'altro situato sul versante del Monte Romanella.
La presenza della fortificazione contribuì anche alla nascita del vicino casale di Girone, il cui nome sembra derivare proprio dal maniero che dominava l'area.
Una rete di vie e collegamenti strategici
La posizione di Campagna era favorita anche da un articolato sistema di percorsi montani che attraversavano la valle. Dall'area dell'attuale Pedenzone partiva un'importante via che superava i monti Molaro e Raione per raggiungere il santuario di San Michele di Monteauro, nei pressi dell'antico castello di Olevano. Un secondo itinerario percorreva l'intera Valle del Tenza fino al varco delle Crocelle, per poi scendere lungo il versante settentrionale del Monte Polveracchio e ricongiungersi con l'antica strada che collegava Salerno, Montella e Benevento.
Questi tracciati non avevano soltanto una funzione militare o di collegamento tra i centri abitati, ma rappresentavano vere e proprie vie commerciali, fondamentali per lo sviluppo economico della comunità.
La Via Campanina: la nuova arteria del territorio
Con la nascita del nuovo insediamento fortificato, il principale asse viario dell'area non fu più l'antica via consolare Appia-Annia, che in epoca romana lambiva solo marginalmente il territorio, ma una nuova direttrice nota nelle fonti come Via Campanina.
Questo percorso si originava dalla cosiddetta Via Antiqua, una diramazione dell'Appia-Annia, e attraversava le località di Calli, il torrente Ausella e la zona dell'attuale Odoroso, seguendo un tracciato che oggi corrisponde in parte alla strada tra San Vito e Santa Maria la Nova. Da qui proseguiva verso Fravitole, attraversava il fiume Tenza presso il Ponte San Martino, risaliva la zona di Romandola, raggiungeva i piani di Puglietta e continuava in direzione di Oliveto Citra.39 Questo antico itinerario coincideva, in larga misura, con quella che nei secoli successivi sarebbe stata conosciuta come la Vecchia Matera, una delle principali vie di collegamento dell'entroterra campano.
Un'economia tra boschi, fiumi e manifatture
L'economia della Campagna medievale era fortemente legata allo sfruttamento delle risorse naturali. Per lungo tempo il commercio del legname rappresentò la principale attività produttiva del territorio, favorita dall'ampia disponibilità di aree boschive e dalla rete di collegamenti che consentiva il trasporto dei materiali.
Accanto a questa attività, le fonti documentarie testimoniano già nel corso dell'XI secolo una sorprendente vivacità manifatturiera. Un importante documento del 1056, oggi conservato presso l'Abbazia della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni, menziona infatti numerosi opifici situati lungo i corsi dei fiumi Tenza e Atri, con una particolare concentrazione lungo quest'ultimo.
Sfruttando l'energia idraulica, questi impianti erano destinati alla lavorazione dell'olio, alla macinazione dei cereali, alla produzione della carta, della calce e ad altre attività artigianali. La presenza di tali strutture evidenzia come il borgo medievale possedesse già le caratteristiche di un piccolo centro proto-industriale, capace di integrare agricoltura, commercio e manifattura.
Il Castello Gerione, simbolo di una comunità in crescita
La costruzione del Castello Gerione e del sistema difensivo che lo circondava segnò una svolta decisiva nella storia della città. Attorno alla fortezza si sviluppò un villaggio organizzato, protetto e sempre più dinamico, capace di attrarre popolazione e attività economiche.
Grazie alla sua posizione strategica, alla rete di collegamenti e alle risorse del territorio, la nuova Campaniae riuscì a consolidarsi come centro di riferimento della valle del Tenza, ponendo le basi per lo sviluppo urbano e sociale che avrebbe caratterizzato i secoli successivi.
2.4 I distretti ecclesiali: le radici della spiritualità a Campagna
La storia di Campagna non è fatta soltanto di vicende politiche, insediamenti e trasformazioni territoriali. Fin dalle sue origini, la città ha sviluppato una profonda dimensione spirituale che ha lasciato testimonianze importanti ancora oggi visibili nel patrimonio religioso locale.
Già in epoca romana il territorio ospitava templi dedicati alle divinità del pantheon pagano. Con l’avvento del Cristianesimo, tuttavia, la vocazione religiosa della comunità non solo si consolidò, ma diede origine a un’intensa attività edificatoria che avrebbe segnato profondamente il paesaggio e l’identità culturale della città.
Numerosi edifici sacri sorsero nel corso dei secoli, alcuni dei quali sono riusciti a sopravvivere al tempo e alle trasformazioni storiche. Tra questi spicca l’antico cenobio del VI secolo, successivamente inglobato nell’attuale ex Abbazia di Santa Maria La Nova, una delle più significative testimonianze della presenza monastica nel territorio campagnese.
Il Distretto di Furano e i primi luoghi di culto
Prima che il centro abitato si sviluppasse stabilmente nella Valle del Tenza, esistevano già importanti nuclei religiosi nel territorio dell’antico distretto di Furano.
In particolare, l’area di Sant’Angelo rappresentò uno dei principali centri spirituali dell’epoca longobarda. Qui sorsero alcuni tra gli edifici religiosi più antichi del territorio, tra cui la Chiesa di San Vincenzo di Furano e l’Eremo dei Santi Filippo e Giacomo, luogo di preghiera e raccoglimento per le comunità eremitiche medievali.
Tra tutte le testimonianze di questo periodo, un ruolo di assoluto rilievo appartiene alla Chiesa di San Michele Arcangelo, meglio conosciuta come Chiesa di Sant’Angelo, edificata tra il IX e il X secolo. Questo edificio rappresentava l’unica pieve40 del territorio di Campagna appartenente all’allora Arcidiocesi di Salerno, assumendo così una funzione religiosa e amministrativa di primaria importanza per l’intera comunità.
La Chiesa di Sant’Angelo
La Chiesa di San Michele Arcangelo costituì per secoli uno dei principali punti di riferimento spirituali del territorio e, indirettamente, avrebbe avuto un ruolo significativo negli eventi che segneranno la storia cittadina nei secoli successivi.
L’edificio presentava una pianta rettangolare con ingresso unico sulla facciata principale e un alto campanile che dominava il paesaggio circostante. Le sue dimensioni erano relativamente contenute, circa 18 metri di lunghezza e 7 metri di larghezza41, ma la qualità delle finiture ne evidenziava l’importanza.
La pavimentazione interna era realizzata con materiali di pregio, mentre le maestranze longobarde utilizzarono per le murature esterne blocchi di pietra calcarea di diverse dimensioni, lasciati volutamente privi di intonaco.42 Questa scelta conferiva all’edificio un aspetto sobrio e solenne, perfettamente in linea con l’architettura religiosa dell’epoca.
La nascita del nuovo centro nella Valle del Tenza
Con il progressivo sviluppo dell’insediamento nella Valle del Tenza, la presenza religiosa continuò a crescere e ad accompagnare l’evoluzione del territorio.
Una testimonianza particolarmente significativa risale al 1095, anno in cui venne edificata la Chiesa della Santissima Trinità per volontà del visconte Sicone. L’atto di fondazione prevedeva per il nobile e per suo figlio Ursone il diritto di usufrutto dell’edificio, confermando il forte legame esistente tra potere civile e istituzioni religiose nel Medioevo.
Questo documento rappresenta una fonte storica di grande valore, poiché testimonia che alla fine dell’XI secolo Campagna si trovava ancora sotto l’influenza longobarda. Una situazione destinata però a mutare rapidamente, aprendo una nuova fase della storia cittadina e segnando l’inizio di profondi cambiamenti politici, sociali e religiosi.
Le chiese, gli eremi e i monasteri sorti in questi secoli non furono soltanto luoghi di culto, ma autentici centri di aggregazione, cultura e assistenza, contribuendo in modo decisivo alla formazione dell’identità storica e spirituale di Campagna.
2.5 La caduta longobarda, l'inizio dell'era normanna.: riassetto e potenziamento del tessuto sociale.
L'XI secolo rappresentò uno dei momenti di maggiore trasformazione nella storia dell'Italia meridionale e, di conseguenza, anche del territorio di Campagna.
Gli anni che precedettero l'arrivo dei Normanni furono segnati da una profonda instabilità. Le incursioni dei guerrieri islamici lungo le coste e nell'entroterra, unite alle continue tensioni politiche tra i vari principati, contribuirono a indebolire progressivamente il potere longobardo.
A rendere ancora più complessa la situazione fu l'ascesa di quei guerrieri normanni che, paradossalmente, erano stati inizialmente chiamati in Italia proprio dai Longobardi come mercenari e alleati militari. Quella che doveva essere una collaborazione strategica si trasformò ben presto in una minaccia per gli stessi signori che ne avevano favorito l'insediamento.
L'ascesa degli Altavilla
Protagonista di questa straordinaria fase storica fu la famiglia degli Altavilla (Hauteville), originaria della Normandia.
Approfittando delle difficoltà interne che affliggevano i principati longobardi e della debolezza amministrativa di molti territori del Mezzogiorno, i Normanni avviarono una sistematica campagna di conquista intorno alla metà dell'XI secolo.
Nel giro di pochi decenni riuscirono a estendere il proprio controllo su vaste aree dell'Italia meridionale, sottraendo territori sia ai Longobardi sia ai Bizantini e gettando le basi per la nascita di un nuovo assetto politico destinato a durare per secoli.
Roberto il Guiscardo e la conquista del Sud
Tra i protagonisti assoluti di questa espansione emerse la figura di Roberto d'Altavilla, passato alla storia con il nome di Roberto il Guiscardo.
La sua crescente potenza militare fu tale che persino il papato dovette riconoscerne l'autorità. A metà dell'XI secolo, infatti, Papa Niccolò II fu costretto a concedergli ufficialmente il titolo di Duca di Puglia, Calabria e Sicilia, sancendo di fatto la legittimazione del potere normanno nel Mezzogiorno.
L'evento simbolo di questa trasformazione avvenne nel 1077 con la conquista di Salerno, ultima grande capitale longobarda dell'Italia meridionale. La caduta della città segnò la fine definitiva del predominio longobardo e aprì una nuova stagione politica per tutto il territorio salernitano.
La fine dell'ordine longobardo
Dopo la conquista di Salerno, l'avanzata normanna proseguì rapidamente.
Uno dopo l'altro caddero i principali centri di potere del Mezzogiorno: i principati di Benevento, Capua e Amalfi finirono sotto l'influenza normanna, mentre nel 1140 anche Napoli venne inglobata nel nuovo sistema politico.
Le antiche famiglie longobarde furono progressivamente sostituite dai conti e dai feudatari normanni, che assunsero il controllo dei territori e delle principali cariche amministrative.
Un nuovo assetto per Campagna
Anche Campagna fu coinvolta in questo profondo processo di trasformazione. La frammentazione territoriale che aveva caratterizzato l'epoca longobarda lasciò progressivamente spazio a un'organizzazione più centralizzata, guidata dai nuovi signori normanni. Le vecchie strutture amministrative vennero riorganizzate e il territorio fu inserito all'interno del più ampio progetto politico degli Altavilla.
Sotto la guida del Terrur Mundi Roberto e dei suoi successori, il Mezzogiorno conobbe una nuova fase di stabilizzazione e consolidamento del potere. Per Campagna iniziava così una stagione destinata a modificarne profondamente il volto politico, urbano e istituzionale, ponendo le basi per la futura crescita della città medievale.
La Civitas Campaniae: la nascita della città medievale
Con l'arrivo dei Normanni, Campagna entrò in una nuova fase della propria storia. Pur mantenendo inizialmente una certa autonomia amministrativa, il borgo vide crescere progressivamente il proprio prestigio politico e religioso. Fu proprio in questo periodo che la denominazione ufficiale passò da Castellum a Civitas, segnando simbolicamente l'inizio della sua evoluzione urbana.
Il significato del titolo di "Civitas"
L'utilizzo della formula Civitas Campaniae rappresenta un aspetto particolarmente interessante della storia locale. Analizzando gli atti notarili dell'epoca emerge infatti che questa denominazione compare esclusivamente nei documenti redatti dai notai campagnesi, mentre non risulta presente nelle bolle papali, nei privilegi reali o negli atti provenienti da autorità esterne.
Ciò lascia supporre che si trattasse di una scelta voluta dagli stessi funzionari locali per sottolineare l'autonomia amministrativa e la specificità giuridica di Campagna rispetto ai centri vicini, in particolare Eboli, che non godeva di un simile appellativo.
Va inoltre ricordato che il riconoscimento formale del titolo di città era generalmente legato alla presenza di una diocesi. La documentazione ufficiale attesta con certezza l'istituzione della diocesi di Campagna soltanto nel XVI secolo, elemento che ha alimentato per lungo tempo un acceso dibattito tra gli studiosi.
Il dibattito sulla diocesi medievale
Uno dei temi più discussi della storiografia campagnese riguarda proprio l'esistenza di una diocesi già in epoca longobarda e normanna.
Secondo la tesi maggiormente supportata dalla documentazione, Campagna disponeva di un'arcipretura43 dipendente dall'Arcidiocesi di Salerno. Tale situazione sarebbe confermata dalla bolla di Papa Alessandro III del 1168.44
Altri studiosi, soprattutto tra gli eruditi dei secoli passati, sostenevano invece che la città fosse già sede vescovile e che la Chiesa di Sant'Angelo di Furano avesse svolto il ruolo di cattedrale.45 A sostegno di questa ipotesi furono tramandati persino elenchi di vescovi attribuiti alla presunta diocesi medievale così descritti: Desiderio, O.S.B. † (1059 - 1062) Aldemario, O.S.B. † (1062 - 1085) Reginario † (1085 - 1110) Oderisio de Sangro, O.S.B. † (1110 - 1112) Pietro Pisano † (1130 - 1158) Giovanni † (1158 - 1183) Alberto Morra † (1183 - 1198) Pietro Capuano † (1198 - 1214) Sede vacante (1214-1227) Giacomo De Vetrino † (1227 o 1228 – 1245)46.
Tuttavia, la mancanza di fonti documentarie certe rende difficile confermare questa teoria. Molte delle informazioni derivano infatti da manoscritti oggi perduti o non più reperibili.
Nonostante ciò, la tradizione continua a esercitare un forte fascino. È possibile che secoli di guerre, devastazioni, dispersioni archivistiche e trasformazioni del territorio abbiano cancellato testimonianze che avrebbero potuto chiarire definitivamente la questione.
Negli ultimi anni l'argomento è tornato al centro dell'attenzione degli studiosi e delle commissioni ecclesiastiche competenti, riaprendo il dibattito sulla possibile antichità della sede vescovile campagnese.
La crescita urbanistica del borgo
Al di là delle questioni ecclesiastiche, il XII secolo rappresentò per Campagna una fase di notevole sviluppo urbanistico.
Ai primi nuclei abitativi di Zappino, Turricella e Girone si aggiunsero nuovi insediamenti nelle aree di Pedenzone47 e della Giudeca48, contribuendo ad ampliare il tessuto urbano. Alcuni di questi quartieri si trovavano probabilmente al di fuori delle mura originarie, testimoniando una città in continua espansione.
Parallelamente aumentarono i collegamenti interni tra i diversi rioni attraverso porte, passaggi e percorsi che consentivano di attraversare il centro abitato e raggiungere i principali edifici religiosi.
Molti di questi collegamenti sono ancora riconoscibili oggi, mentre altri sopravvivono soltanto attraverso le testimonianze degli antichi documenti.
Un secolo di intensa attività religiosa
L'espansione della città fu accompagnata da una straordinaria crescita del patrimonio religioso.
Tra l'XI e il XII secolo sorsero numerose chiese, eremi e monasteri destinati a diventare punti di riferimento per la comunità locale:
L'Eremo di San Michele sul Monte Nero;
L'Eremo di San Gennaro, attestato dall'anno 1100;
La Chiesa di Santa Maria della Giudeca, documentata nel 1114;
La Chiesa di San Matteo al Pianello, attestata nel 1149;
La Chiesa di San Paolo della Croce, poi dedicata a San Bartolomeo;
L'Eremo di Santo Stefano;
La Chiesa di Santa Maria in Abelliani, oggi Santuario della Madonna d'Avigliano;
La Chiesa del Santissimo Salvatore, successivamente dedicata a Sant'Antonino Abate;
Il Monastero di San Cataldo49 e la dipendente Chiesa di San Pietro di Daulo.
A questi edifici si aggiungeva la già esistente Chiesa della Santissima Trinità, uno dei principali punti di riferimento religiosi della città medievale.
La diffusione di luoghi di culto testimonia non soltanto la profonda spiritualità della comunità, ma anche il ruolo centrale che gli enti religiosi svolgevano nella vita sociale, culturale ed economica del territorio.5051
I signori normanni di Campagna
Il primo signore documentato di Campagna fu il conte Roberto, attivo tra il 1098 e il 1118 e considerato l'ultimo erede normanno della signoria ebolitana.
Nei documenti dell'epoca compare con la formula latina: "Robertus, Dei gratia dominus castelli Giroli de Campanea"52
Alla sua morte, Campagna venne incorporata nella contea del Principato alle dipendenze di Guglielmo II, tra il 1128 e il 1158 sarà possedimento di Nicola conte di Principato, dopodiché toccò al successore Enrico, in questa parentesi, nel 1149 Campagna verrà inserita nell'area militare di Lampo di Fasanella e dal 1162, quando si verificò la soppressione temporanea della contea fu inserita in quella di Roberto di Quaglietta.53
La società medievale
Le fonti disponibili, sopratutto dal Catalogus Baronum54 restituiscono l'immagine di una comunità già articolata e ben organizzata.
La società campagnese del XII secolo era composta principalmente da tre grandi categorie:
- I villanes
- I milites
- I domini55
Accanto a queste componenti emerge la presenza di attività produttive e manifatturiere che testimoniano una realtà economica dinamica e in crescita.
Alla fine del XII secolo Campagna si presentava ormai come una comunità strutturata, caratterizzata da una forte identità religiosa, da un'espansione urbanistica continua e da un ruolo sempre più rilevante all'interno del territorio del Principato.
3.1 L'età normanna-sveva con Federico II.: il Castello Gerione tra Normanni e Svevi: una fortezza al centro della storia
Con l'unificazione del Regno normanno voluta da Ruggiero II nella prima metà del XII secolo, anche il Castello Gerione e il borgo di Campagna conobbero una nuova fase di sviluppo. In questi anni furono realizzati importanti interventi di potenziamento delle strutture difensive, trasformando il centro abitato in una delle roccaforti più sicure dell'entroterra campano.
Le case-torri e il sistema difensivo del borgo
L'organizzazione militare introdotta dai Normanni portò alla realizzazione di un innovativo sistema di case-torri, abitazioni fortificate assegnate ai cavalieri incaricati della difesa del territorio. Queste strutture, in particolare quelle costruite lungo i dirupi del fiume Atri, erano progettate per svolgere una duplice funzione: residenza e punto di osservazione strategico.
Dotate di feritoie e integrate perfettamente con la morfologia naturale del luogo, le case-torri costituivano una prima linea di controllo sui valloni circostanti e rendevano Campagna un insediamento dalle eccezionali capacità difensive. Non a caso, le cronache e gli storici dei secoli successivi descrissero il borgo come una fortezza imprendibile e inespugnabile, protetta sia dalle opere dell'uomo sia dalla conformazione del territorio.
La minaccia tedesca e l'assedio del 1194
Il rafforzamento delle difese non fu casuale. Alla fine del XII secolo un nuovo protagonista si affacciò sullo scenario politico del Mezzogiorno: l'Impero germanico guidato dagli Hohenstaufen. Le truppe fedeli a Enrico VI di Germania, sostenute anche dai cavalieri tedeschi e da importanti esponenti del mondo monastico, avviarono una vasta campagna di conquista contro i territori del Regno normanno. Campagna, rimasta fedele alla dinastia degli Altavilla, fu coinvolta direttamente nel conflitto.
Nel 1194 il Castello Gerione56 subì un assedio da parte delle forze imperiali. La difesa fu affidata al conte Riccardo di Acerra, incaricato da Tancredi d'Altavilla57 di proteggere il territorio campagnese. Nonostante la resistenza opposta dagli uomini del castello, le truppe tedesche riuscirono a prevalere, segnando uno degli episodi più significativi della storia medievale locale.
Con la conquista del regno da parte di Enrico VI, si concluse definitivamente l'epoca della dominazione normanna e anche Campagna seguì il destino dell'intero Mezzogiorno, entrando a far parte dei domini della dinastia sveva.
Dalla conquista sveva all'età di Federico II
I primi anni del nuovo governo furono probabilmente difficili per la popolazione locale. La lunga fedeltà agli Altavilla e il passaggio a una nuova autorità politica dovettero comportare tensioni e momenti di instabilità.
La situazione si consolidò solo nei decenni successivi con l'ascesa al trono di Federico II di Svevia58, figura destinata a segnare profondamente la storia del Regno di Sicilia. Con le Assise di Capua del 1220, il sovrano avviò una vasta riorganizzazione amministrativa e militare del regno, attribuendo particolare importanza ai castelli strategici.
In questo contesto il Castello Gerione fu inserito tra i castra exempta59, le fortezze direttamente dipendenti dalla Corona e sottratte al controllo feudale locale. Già nel 1221, infatti, Campagna risultava appartenere ai territori del demanio regio, amministrati direttamente dalla Corte del Re.
Il Gerione, baluardo del potere imperiale
L'inclusione tra i castelli regi conferma il ruolo di primaria importanza assunto dal maniero nel sistema difensivo voluto da Federico II. La posizione strategica del colle Girolo, il controllo delle vie di comunicazione e la naturale protezione offerta dalla valle del Tenza resero Campagna uno dei principali presidi militari dell'area.
Questa nuova centralità contribuì a garantire maggiore sicurezza al territorio e favorì una costante crescita dell'abitato, che continuò a svilupparsi attorno alla fortezza. Il Castello Gerione non fu soltanto un'opera militare, ma il fulcro attorno al quale si consolidarono l'identità, l'organizzazione sociale e la vita economica della comunità medievale.
Dopo Federico II: una nuova fase di instabilità
La morte di Federico II nel 1250 e quella del figlio Corrado IV, avvenuta nel 1254, aprirono una nuova fase di incertezza politica. Approfittando della giovane età di Corradino di Svevia, ultimo erede della dinastia, il pontefice Innocenzo IV avviò una vasta politica di redistribuzione dei beni del regno, assegnando castelli e possedimenti ai baroni fedeli alla Chiesa.
In questo contesto il Castello di Campagna venne affidato a Filippo di Acerno, entrando così a far parte del complesso sistema di alleanze e concessioni che caratterizzò gli ultimi anni del dominio svevo.
Lo scenario politico del XIII secolo: tra Papato, Svevi e Angioini
Per comprendere gli sviluppi successivi della storia di Campagna è necessario osservare il più ampio quadro politico dell'Italia meridionale nella seconda metà del XIII secolo.
Dopo la morte di Innocenzo IV, il confronto tra il Papato e gli eredi della dinastia sveva divenne sempre più acceso. Manfredi di Svevia, figlio naturale di Federico II, cercò di consolidare il proprio potere distribuendo terre e incarichi ai suoi sostenitori, con l'obiettivo di difendere il regno dalle pressioni pontificie e preservare l'eredità imperiale.
Nel 1258 Manfredi fu incoronato re di Sicilia60, ma la sua ascesa venne osteggiata dalla Santa Sede. Il nuovo pontefice, Urbano IV, ritenendo pericoloso il progetto di unificare l'Italia sotto il dominio svevo, avviò trattative con la monarchia francese per affidare il Regno di Sicilia a Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX.
La crisi si aggravò quando, il 29 marzo 1263, Manfredi venne scomunicato e dichiarato decaduto dal trono. Con il sostegno della Chiesa, Carlo d'Angiò organizzò una vasta spedizione militare, finanziata anche dai grandi banchieri italiani e sostenuta da un imponente contingente di cavalieri e fanti provenienti dalla Francia e dalla Provenza.61
La battaglia di Benevento e il nuovo equilibrio del Mezzogiorno
Nel gennaio del 1266, Carlo d'Angiò mosse verso il Mezzogiorno per conquistare il Regno di Sicilia. Dopo aver attraversato Roma e l'Italia centrale, il suo esercito raggiunse la zona di Benevento, dove Manfredi tentò di fermarne l'avanzata.
Lo scontro decisivo si svolse il 26 febbraio 1266, nella celebre Battaglia di Benevento. L'esercito angioino ebbe la meglio sulle forze sveve e Manfredi trovò la morte sul campo di battaglia. Con questa vittoria si concluse definitivamente il dominio degli Svevi nell'Italia meridionale e iniziò la lunga stagione della dominazione angioina.
Per Campagna, come per l'intero Mezzogiorno, si apriva una nuova fase della propria storia: il Castello Gerione, che aveva attraversato le stagioni longobarda, normanna e sveva, si preparava a vivere un nuovo capitolo all'interno dei mutati equilibri politici del Regno di Napoli, continuando a rappresentare il principale simbolo della sicurezza e dell'identità della comunità locale.
4. L'età angioina: sviluppo urbano, nuove famiglie e crescita della Campagna medievale
La sconfitta di Manfredi di Svevia nella battaglia di Benevento del 1266 e quella di Corradino di Svevia a Tagliacozzo nel 1268 segnarono la definitiva fine della dominazione sveva nel Mezzogiorno e l'affermazione della dinastia angioina guidata da Carlo I d'Angiò. Per Campagna si aprì così una nuova fase della propria storia, caratterizzata da importanti trasformazioni politiche, urbanistiche e sociali.
L'arrivo degli Angioini e il feudo di Giovanni d'Apia
Con l'insediamento della nuova monarchia, molti dei cavalieri francesi che avevano partecipato alla conquista del Regno di Sicilia ricevettero feudi e incarichi amministrativi. Tra questi vi era Jean d'Eppes, italianizzato in Giovanni d'Apia, uno dei più fidati consiglieri militari di Carlo I, al quale nel 1269 fu assegnato il feudo di Campagna.
Il suo effettivo insediamento avvenne però soltanto tra il 1273 e il 1274, poiché il cavaliere francese prese parte alla spedizione contro Tunisi promossa da Luigi IX di Francia, distinguendosi per le sue capacità militari. Durante la sua assenza, l'amministrazione del territorio fu affidata ad altri rappresentanti del sovrano, tra cui il conte Roberto, genero del re delle Fiandre e probabilmente primo castellano angioino di Campagna.
Una volta rientrato, Giovanni d'Apia assunse pienamente il governo del feudo, dedicandosi all'organizzazione amministrativa e allo sviluppo del territorio. Regolamentò il diritto di pascolo, disciplinò i commerci, vigilò sulla sicurezza locale e contribuì a consolidare il sistema difensivo della città, promuovendo i primi ampliamenti del Castello Gerione e preservando l'antica cappella di Santa Maria d'Avigliano, già importante luogo di culto del territorio.
Isabella d'Apia e Raimondo del Balzo: una stagione di crescita
Dopo la morte di Giovanni d'Apia, avvenuta nel 1293, il feudo passò prima al figlio Giovanni Juniore e, successivamente, alla nipote Isabella d'Apia, una delle figure più significative della storia medievale campagnese.
Rimasta vedova di Adinolfo d'Aquino e successivamente del cavaliere Drogone di Merloto, Isabella sposò Raimondo del Balzo, esponente di una delle più importanti famiglie nobiliari di origine francese presenti nel Regno di Napoli. Raimondo, stretto collaboratore della corona angioina e uomo di fiducia della regina Giovanna I, ricoprì gli incarichi di ciambellano e, dal 1352, di Gran Camerlengo del Regno, assumendo un ruolo di primo piano nell'amministrazione e nella guida dell'esercito regio. Pur avendo la propria residenza principale a Casaluce, i coniugi soggiornarono frequentemente a Campagna, contribuendo in modo determinante alla crescita culturale, religiosa e urbanistica della città.
Religione, cultura e nuove istituzioni
La forte devozione religiosa di Isabella d'Apia e Raimondo del Balzo si tradusse nella promozione di importanti iniziative spirituali e assistenziali. Nel 1368, grazie al favore della regina Giovanna I, favorirono l'insediamento dei Frati Minori Francescani e la costruzione di un primo monastero annesso alla chiesa di Santa Maria d'Avigliano.
Per valorizzare ulteriormente questo luogo tanto caro alla famiglia, venne istituita una grande fiera religiosa e commerciale che si svolgeva negli ultimi quindici giorni di agosto e che veniva raggiunta attraverso un pellegrinaggio dall'antico centro abitato. Questa tradizione, seppur profondamente trasformata nel corso dei secoli, trova ancora oggi una continuità simbolica nell'attuale celebrazione della "Quindicina".64
Nel medesimo periodo furono realizzati ulteriori ampliamenti del Castello Gerione, con il rafforzamento delle torri di avvistamento e delle opere difensive, adeguandolo alle nuove esigenze militari del tardo Medioevo.
La nascita del Palazzo di Città
Tra le opere più significative promosse dai Del Balzo e dagli d'Apia spicca la costruzione, nel 1373, di quello che oggi è conosciuto come Palazzo di Città, originariamente concepito come residenza signorile della famiglia.
L'edificio, in seguito, assunse una nuova funzione quando il feudatario Ugo Sanseverino ne favorì lo scambio con i monaci di Sant'Agostino, consentendo la nascita del futuro Monastero Agostiniano. Accanto alla dimora nobiliare, Isabella fece edificare anche una cappella dedicata alla Santissima Annunziata, destinata nei secoli successivi a trasformarsi in una chiesa autonoma di particolare pregio artistico.
Una città che cresce: popolazione e nuove famiglie
Nonostante la grave crisi economica e demografica che nel XIV secolo colpì gran parte dell'Italia meridionale, Campagna continuò a svilupparsi. L'espansione urbana e la stabilità garantita dalla signoria angioina favorirono la permanenza delle antiche famiglie locali e l'arrivo di nuovi nuclei provenienti dai territori francesi e dalle altre aree del Regno.
Tra le famiglie storicamente presenti si ricordano i Cennamo, i Gibone, i Cacciottolo e i Guarniero, mentre tra quelle giunte nel periodo angioino emergono i de Calandra, i Viviani, i Buccella, i de Claro, i Bernalla e i Riccardi,65 alcune delle quali hanno mantenuto una presenza sul territorio fino ai giorni nostri.
L'incremento demografico e il crescente prestigio economico contribuirono a rafforzare il ruolo di Campagna come centro di riferimento dell'entroterra salernitano.
Le tensioni interne e la guerra tra Rossi e Bianchi
Il periodo angioino non fu tuttavia privo di difficoltà. L'assenza prolungata dei feudatari e le ambizioni delle principali famiglie cittadine alimentarono rivalità politiche e sociali che, nella seconda metà del XIV secolo, sfociarono in una vera e propria guerra civile locale.
Intorno agli anni Settanta del Trecento nacquero infatti due opposte fazioni, note come Rossi e Bianchi,66 il cui scontro venne ulteriormente alimentato dalle ingerenze delle vicine comunità di Eboli e Acerno. Le cronache raccontano di assedi, distruzioni di abitazioni e violenze diffuse all'interno del perimetro del Castello Gerione.
Secondo la tradizione storiografica, uno degli episodi simbolo di questa fase fu la profanazione del crocifisso custodito nell'antica chiesa di San Paolo della Croce, oggi identificata con la chiesa di San Bartolomeo67. Da questo evento avrebbe avuto origine il lungo percorso devozionale che condusse, nei secoli successivi, alla nascita del culto del Santissimo Nome di Dio, ancora oggi profondamente radicato nella tradizione cittadina.68
La trasformazione urbana: nasce la Campagna moderna
Durante il XIV secolo la città iniziò ad espandersi oltre il nucleo originario sviluppatosi attorno al Castello Gerione. Fino a quel momento, la sponda sinistra del fiume Tenza era rimasta quasi del tutto priva di edificazioni, poiché esterna al sistema difensivo medievale.
Furono proprio Isabella d'Apia e Raimondo del Balzo a promuovere lo sviluppo di quest'area, scegliendola per la costruzione della propria residenza. Un impulso decisivo alla crescita arrivò con la realizzazione del Ponte di San Leonardo,69 costruito all'ingresso della valle in corrispondenza delle antiche vie che attraversavano i fondi di Ariano e Furano.
La nuova infrastruttura facilitò i collegamenti con il borgo fortificato e favorì la progressiva espansione dell'abitato verso la parte bassa della città, dando origine a nuovi quartieri e a una più articolata organizzazione urbana.
Il polo produttivo e proto-industriale
Lo sviluppo urbanistico si accompagnò a una notevole crescita economica. L'area dell'attuale Mercato70 e dell'odierna via Molinari divenne il principale polo manifatturiero della città, grazie alla presenza di numerosi mulini, gualchiere, concerie e altri opifici alimentati dall'energia idraulica dei fiumi Tenza e Atri.
Per sostenere queste attività furono realizzati e potenziati complessi sistemi di canalizzazione delle acque, vere e proprie "vie dell'acqua" che garantivano l'alimentazione degli impianti produttivi. Ancora oggi, nella zona di Piedizappino, è possibile individuare tracce di queste antiche opere, successivamente riutilizzate anche per la costruzione della centrale idroelettrica del primo Novecento.
Grazie a queste infrastrutture, Campagna si configurava già nel Trecento come un centro dalle spiccate caratteristiche proto-industriali, capace di integrare produzione agricola, manifattura e commercio.
Il nuovo centro amministrativo e religioso
La sponda sinistra del Tenza divenne anche il cuore amministrativo della città. I Del Balzo e gli d'Apia promossero infatti la costruzione della Casa del Governatore, dotata di carcere, della chiesa di Santa Maria della Piazza, dell'auditorium di Santa Maria della Giudeca, oltre agli edifici destinati alla Curia e agli uffici giudiziari, da cui deriva ancora oggi il toponimo di via Baglivo.
Sul piano religioso, accanto alla cappella della residenza signorile sorsero nuovi luoghi di culto, tra cui la chiesa di Santa Sofia71, attestata a livello documentale già nel 136372, e vennero progressivamente costruite nuove abitazioni intorno all'antica chiesa della Santissima Trinità.
Questo processo di edificazione diede origine a un nuovo nucleo urbano che prese il nome di Casal Nuovo, denominazione rimasta in uso fino ai nostri giorni.
L'ospedale cittadino e gli Ospedalieri di Sant'Antonio
Tra le opere di maggiore valore sociale attribuite alla signoria dei Del Balzo e degli d'Apia vi è la fondazione del primo ospedale cittadino, la cui costruzione è documentata a partire dal 1383.73
Secondo la tradizione, già intorno alla metà del XIV secolo si erano stabiliti a Campagna gli Ospedalieri di Sant'Antonio di Vienne, ordine religioso impegnato nell'assistenza ai malati e nella cura del cosiddetto "Fuoco di Sant'Antonio" (Herpes Zoster). La loro presenza è attestata da diversi documenti già dal 1345 e, pochi anni dopo, viene ricordata anche una chiesa dedicata a Sant'Antonio collegata alla loro attività assistenziale.
L'eredità dei Del Balzo e il futuro di Campagna
Isabella d'Apia e Raimondo del Balzo, sepolti oggi nella Basilica di Santa Chiara a Napoli, ebbero quattro figli, tutti scomparsi prematuramente. Per assicurare una continuità dinastica decisero di adottare Raimondello Orsini, che avrebbe successivamente assunto anche il cognome Del Balzo.
Questa scelta segnò l'inizio del lungo legame tra Campagna e la potente famiglia degli Orsini di Gravina, destinata a svolgere un ruolo decisivo nella storia della città. Proprio sotto la loro guida, e grazie anche all'opera di illustri personalità come Melchiorre Guerriero, Campagna avrebbe conosciuto tra il XV e il XIX secolo una delle stagioni più floride della sua storia, affermandosi come uno dei principali centri culturali, religiosi ed economici dell'Italia meridionale.
4.1 Si va dai d'Apia ai Sanseverino: inizia il periodo delle grandi contese.
La fine del XIV secolo rappresentò per Campagna uno dei periodi più complessi e turbolenti della sua storia. Guerre dinastiche, lotte per il potere e ambizioni feudali si intrecciarono con le vicende della città, coinvolgendola direttamente nelle grandi dispute che segnarono il Regno di Napoli.
Il caso di Raimondello Orsini del Balzo
Sebbene Raimondello Orsini del Balzo venga indicato come feudatario di Campagna fino al 140474, anno della sua morte, nella realtà non esercitò mai un effettivo controllo sul territorio.
Alla morte dei coniugi Del Balzo-D'Apia, Raimondello era stato designato erede universale di un vastissimo patrimonio feudale, comprendente anche Campagna. Tuttavia, il padre naturale del giovane, Nicolò Orsini, conte di Nola, si oppose all'effettivo trasferimento dell'eredità, privandolo di fatto dei beni che gli erano stati destinati.
Questa situazione spinse probabilmente Raimondello ad allontanarsi dal Regno e a partecipare alle campagne militari in Oriente. Durante la sua assenza, l'amministrazione della città passò verosimilmente sotto il controllo diretto della regina Margherita di Durazzo.
L'intervento della regina Margherita
La sovrana si trovò a governare una realtà segnata da frequenti abusi da parte degli ufficiali locali.
Nel 1381 accolse le richieste avanzate dagli abitanti di Campagna, ordinando ai funzionari del Regno di rispettare le norme previste dalle costituzioni reali e di interrompere le pratiche vessatorie che danneggiavano la popolazione.
Pochi anni dopo, il 1 dicembre del 138375, re Carlo III ottenne dalla regina la rinuncia alle entrate dell'Università di Campagna76, affidando proprio a Nicolò Orsini il compito di gestire tale operazione77. Una decisione che sembra collegarsi al contemporaneo ritorno di Raimondello nel Regno, deciso a rivendicare i propri diritti ereditari.
La guerra tra Angioini e Durazzeschi
La morte di Giovanna I d'Angiò aprì una delle fasi più drammatiche della storia del Mezzogiorno.
Il Regno si divise tra i sostenitori della dinastia angioina e quelli della casa di Durazzo. Le rivalità tra Luigi I e Luigi II d'Angiò da una parte e Carlo III e Ladislao dall'altra trasformarono il Sud Italia in un vasto teatro di conflitti politici e militari.
In questo clima di instabilità, l'eredità dei Del Balzo divenne oggetto di continue contese. Numerosi nobili tentarono di appropriarsene, attratti dall'enorme valore economico e strategico dei possedimenti.
Emblematico fu il caso di Raimondo V del Balzo, principe di Orange e parente di Raimondello, che ottenne da Luigi I d'Angiò la promessa di ricevere i feudi dei Del Balzo in cambio del proprio sostegno politico e militare.
Campagna si trovò così al centro di una complessa rete di interessi, alleanze e rivalità che contribuirono a rendere la fine del XIV secolo un periodo particolarmente difficile per l'intero territorio.
Nuovi protagonisti della feudalità meridionale
La lunga guerra tra Angioini e Durazzeschi favorì l'ascesa di nuove famiglie nobiliari destinate a svolgere un ruolo sempre più importante nella politica del Regno.
Tra queste emerse la potente famiglia Sanseverino, che inizialmente sostenne con decisione la causa angioina e venne ricompensata con importanti incarichi e feudi.
Fu in questo contesto che Ugo Sanseverino ottenne la signoria di Campagna insieme alla contea di Potenza, consolidando la presenza della sua famiglia nel territorio.
Le famiglie Bernalla e Riccardi
Parallelamente, anche alcune famiglie locali riuscirono a rafforzare la propria posizione.
Tra queste si distinsero i Bernalla e i Riccardi78, casate che seppero muoversi con abilità all'interno delle complesse dinamiche politiche del tempo.
Grazie ai rapporti instaurati con i grandi feudatari del Regno, entrambe le famiglie accumularono prestigio, ricchezze e vaste proprietà. Le fonti ricordano, ad esempio, come i Bernalla arrivarono persino a sostenere economicamente il tesoro della regina Giovanna II.
La loro capacità di adattarsi ai continui cambiamenti politici si rivelò decisiva per la loro fortuna.
L'ascesa di Ladislao
Con il passare degli anni, la causa angioina iniziò progressivamente a perdere forza, mentre cresceva il potere di Ladislao di Durazzo.
La sua vittoria fu accompagnata da una dura repressione contro i nobili rimasti fedeli agli Angioini. Molti furono privati dei loro beni, dei titoli e delle cariche; altri subirono punizioni esemplari che le cronache dell'epoca descrivono come particolarmente severe.
A Campagna, tuttavia, alcuni esponenti delle famiglie più influenti riuscirono a evitare la rovina. Riccardo Bernalla e Antonio Riccardi, soprannominato "Plancone", compresero tempestivamente il mutamento degli equilibri politici e scelsero di sostenere il nuovo vincitore, conservando così il proprio prestigio e accrescendo ulteriormente il proprio patrimonio.
Il governo di Giovanna II
Dopo la morte di Ladislao nel 1414, il Regno passò sotto il controllo della sorella Giovanna II.
Per Campagna questo periodo si rivelò relativamente favorevole. La sovrana dimostrò particolare attenzione nei confronti delle esigenze della comunità locale e concesse importanti margini di autonomia amministrativa.
Tra i provvedimenti più significativi vi fu l'autorizzazione concessa all'Università di Campagna di riscuotere direttamente alcune imposte. In determinate circostanze, l'ente cittadino poteva perfino cedere o vendere tali diritti ai propri creditori, ottenendo così maggiore flessibilità nella gestione delle risorse economiche.
Un altro segnale della sensibilità amministrativa della regina fu la disposizione che prevedeva la sospensione di procedimenti e controversie qualora le parti coinvolte avessero dimostrato ravvedimento entro tre giorni dall'accaduto.
Una città tra guerra e autonomia
Tra la fine del Trecento e i primi decenni del Quattrocento, Campagna visse dunque una fase segnata da profonde trasformazioni.
Le grandi lotte dinastiche che sconvolsero il Regno influenzarono direttamente la vita cittadina, ma allo stesso tempo favorirono l'emergere di nuove famiglie locali, l'acquisizione di maggiori autonomie amministrative e il consolidamento di una classe dirigente capace di adattarsi ai continui cambiamenti politici.
In mezzo a guerre, successioni contese e rivalità nobiliari, la città riuscì a mantenere un ruolo attivo nella storia del Mezzogiorno, preparandosi ad affrontare una nuova stagione di sviluppo nel corso del XV secolo.
5. Inizia il periodo aragonese, la chiave di volta: arrivano Gli Orsini di Gravina.
Se il 1056 rappresenta uno degli anni fondamentali nella storia medievale di Campagna, un'altra data merita di essere iscritta tra le più significative del passato cittadino: il 1437. In quell'anno la contea di Campagna visse una profonda trasformazione politica che avrebbe segnato il destino della città per oltre un secolo.
Nel contesto delle guerre che interessarono il Regno di Napoli durante il conflitto tra Angioini e Aragonesi, la signoria di Campagna fu concessa da Alfonso d'Aragona a Francesco Orsini, duca di Gravina di Puglia, come riconoscimento per la fedeltà e il valore dimostrati nella lotta contro Renato d'Angiò.
Francesco Orsini, già consigliere regio e maresciallo del Regno sotto Ladislao di Durazzo e successivamente Capitano Generale durante il regno di Giovanna II79, apparteneva a una delle famiglie più prestigiose e potenti dell'Italia del tempo. Con lui e con i suoi successori — Alessandro, Giacomo, Raimondo, Francesco e soprattutto Ferdinando Orsini — Campagna conobbe una delle stagioni più fortunate della propria storia.
Per oltre novant'anni gli Orsini governarono il territorio favorendo un periodo di crescita economica, culturale e sociale che avrebbe lasciato tracce profonde e ancora oggi visibili nel tessuto urbano e nella memoria storica cittadina.
Una città ricca e dinamica
Già durante il periodo angioino, Campagna si distingueva per la presenza di importanti famiglie aristocratiche, tra cui i Bernalla e i Riccardi, proprietarie di vaste estensioni agricole che si sviluppavano dalle pendici del Monte Polveracchio fino alle fertili pianure comprese tra Serralunga e Saginara.
I consistenti proventi derivanti dall'agricoltura consentivano alle famiglie nobili di investire nell'istruzione dei propri figli e nella crescita del proprio prestigio sociale. Questo processo contribuì all'elevazione culturale dell'intera comunità campagnese, che nel Quattrocento raggiunse livelli particolarmente elevati rispetto ad altri centri del Regno.
A differenza di molte realtà meridionali colpite dalla crisi economica e demografica del XIV secolo, Campagna riuscì a sviluppare un'economia prospera e articolata. Le acque dei fiumi Tenza e Atri, già sapientemente regimentate e canalizzate, alimentavano un importante sistema produttivo composto da mulini, frantoi, gualchiere, concerie, tintorie e cartiere.
Questa rete di opifici rappresentava un vero e proprio polo industriale ante litteram, capace di generare ricchezza e occupazione. Accanto alla nobiltà terriera prosperava infatti una solida borghesia imprenditoriale, mentre artigiani e maestranze specializzate contribuivano alla crescita economica della città.
Il ruolo decisivo degli Orsini
In questo scenario favorevole, gli Orsini svolsero un ruolo fondamentale. Grazie all'ampiezza dei loro domini feudali, necessitavano di amministratori preparati e funzionari competenti. Per questo motivo decisero di affidare numerosi incarichi pubblici ai giovani appartenenti alle famiglie nobili campagnesi che avevano completato gli studi universitari.
Questa scelta creò una forte alleanza tra la casata feudale e l'aristocrazia locale, rafforzando ulteriormente il prestigio e il potere economico delle famiglie cittadine. Campagna divenne così un importante centro di formazione e di promozione sociale, capace di offrire opportunità di carriera ben oltre i confini del proprio territorio.
L'ascesa della famiglia Guerriero
Tra le famiglie che maggiormente beneficiarono di questo periodo di prosperità emerse la famiglia Guerriero, presente nel territorio sin dall'età normanna.
Possessori di vaste proprietà agricole nelle zone di Sant'Angelo e Santa Maria la Nova80, i Guerriero compirono il definitivo salto di qualità nel XV secolo. Nicola Giovanni Guerriero conseguì infatti la laurea in Medicina presso l'Università di Bologna e nel 1455 ottenne una prestigiosa cattedra nel Collegio dei Dottori di Roma.
Pochi anni dopo favorì l'ascesa del fratello Luigi Guerriero, che raggiunse l'importante incarico di Notaio della Camera Apostolica, mantenendolo fino alla sua morte nel 1512.
Ma la figura più illustre della famiglia fu senza dubbio Melchiorre Guerriero, nato a Campagna nel 1468. Dopo gli studi compiuti a Napoli, intraprese una straordinaria carriera ecclesiastica e amministrativa che lo portò a ricoprire incarichi di primissimo piano presso la Curia romana.
Fu Conte Palatino, Abbreviatore del Regno di Napoli, Maestro dei Brevi Pontifici e Custode della Cancelleria Apostolica durante i pontificati di Giulio II, Leone X e Clemente VII. Per prestigio e influenza, Melchiorre Guerriero può essere considerato una delle personalità più importanti che Campagna abbia espresso nella sua lunga storia.
Una nobiltà sempre più potente
Nel corso del Quattrocento le famiglie aristocratiche locali incrementarono notevolmente il proprio patrimonio e la propria influenza. Emblematiche furono alcune importanti operazioni fondiarie promosse dagli Orsini, che cedettero vaste proprietà ai Tercasio e ai De Nigris.
Significativo fu anche il prestito di ben seimila ducati concesso da Melchiorre Guerriero a Ferdinando Orsini: una somma enorme per l'epoca, che testimonia la straordinaria solidità economica raggiunta dall'élite campagnese.
Si sviluppò così una collaborazione vantaggiosa tra feudatari e nobiltà locale, fondata su interessi condivisi e su una gestione equilibrata della vita cittadina. Tale alleanza favorì la crescita economica, garantì stabilità politica e contribuì al miglioramento delle condizioni generali della popolazione.
Da Castrum a Civitas
Fu proprio durante il dominio degli Orsini che Campagna completò il proprio percorso di trasformazione da semplice borgo fortificato a vera e propria città.
Le ricchezze accumulate dalla nobiltà locale furono investite nella costruzione di edifici pubblici, residenze signorili e opere religiose, contribuendo a ridisegnare il volto urbano del centro abitato.
Tra gli interventi più significativi vi fu la realizzazione del Sedile Municipale81, simbolo dell'autonomia amministrativa cittadina e nucleo della futura municipalità campagnese. L'opera si inseriva nel processo di espansione urbana già avviato nei decenni precedenti da Isabella d'Apia e Raimondo Del Balzo.
Allo stesso periodo risale anche la costruzione del Convento di San Bartolomeo, importante centro religioso e culturale della città, realizzato sotto la guida di Pietro Viviani e Chiaro De Chiaro.
La definizione del territorio cittadino Uno dei meriti maggiori attribuiti agli Orsini fu la definitiva sistemazione dei confini territoriali di Campagna. Attraverso una paziente attività diplomatica e amministrativa, furono risolte controversie che si trascinavano da secoli con i territori confinanti.
Particolare rilievo ebbero le questioni riguardanti le terre contese con Eboli nell'area dell'Abbazia di Santa Maria la Nova e quelle relative ai confini con Contursi. Grazie a questi accordi, Campagna consolidò il proprio territorio e rafforzò la propria identità amministrativa.
L'eredità del Quattrocento
Il XV secolo rappresentò per Campagna una stagione di straordinario sviluppo. La stabilità politica garantita dagli Orsini, la crescita economica favorita dalle attività produttive, l'ascesa delle famiglie nobili locali e il rinnovamento urbanistico contribuirono a trasformare profondamente la città.
Da borgo fortificato di origine medievale, Campagna divenne una realtà urbana dinamica e influente, capace di ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama del Regno di Napoli. Un'eredità che ancora oggi emerge nelle architetture, nelle istituzioni e nella memoria storica della città.
5.1 XVI secolo: Il “Secolo Aureo” tra grandezza e bellezza.
Se il Quattrocento aveva posto le basi della crescita politica, culturale ed economica della città, il XVI secolo rappresentò il momento della sua piena affermazione. Fu un'epoca straordinaria, destinata a lasciare un'eredità visibile ancora oggi nel patrimonio storico, religioso e artistico di Campagna.
Con l'inizio del Cinquecento, la città si presentava come una realtà ormai stabile, sicura e prospera. Le antiche paure legate alle invasioni e alle guerre che avevano caratterizzato i secoli precedenti appartenevano ormai al passato. Al loro posto emergeva una comunità dinamica, sostenuta da una classe dirigente lungimirante e da un tessuto sociale capace di investire nel proprio futuro.
Il grande progetto di una città
Nobiltà, feudatari e Università di Campagna condivisero una visione comune: trasformare l'antico borgo medievale in una vera città, capace di competere per prestigio e rilevanza con i principali centri del Mezzogiorno.
Per raggiungere questo obiettivo venne avviato un vasto programma di riqualificazione urbana e religiosa. Chiese, conventi, edifici pubblici e strutture civili furono restaurati, ampliati o ricostruiti. In molti casi vennero assegnate rendite e patrimoni affinché le istituzioni religiose e assistenziali potessero sostenersi autonomamente e garantire servizi stabili alla comunità.
Questa strategia non mirava soltanto al miglioramento architettonico della città, ma puntava a rafforzarne il prestigio culturale, politico ed ecclesiastico.
Melchiorre Guerriero e la rinascita cittadina
Tra i protagonisti assoluti di questa stagione emerge la figura di Melchiorre Guerriero, uno dei personaggi più illustri della storia campagnese.
Conte Palatino, Notarius Camerae e Magister Registri della Cancelleria Apostolica, Guerriero riuscì a mettere la propria influenza al servizio della città. Grazie alla collaborazione con Ferdinando Orsini e con altre importanti personalità locali, avviò un progetto destinato a cambiare per sempre il destino di Campagna.
Nel 1514 venne presentata a Papa Leone X la richiesta di elevare l'antica Chiesa di Santa Maria della Giudeca al rango di Collegiata. Il pontefice accolse la domanda e il 25 marzo dello stesso anno emanò la bolla Ego Supernae Maiestatis, che sancì la nascita della nuova istituzione ecclesiastica.
Contestualmente fu istituito anche il Capitolo, organismo composto da un prevosto, cinque dignità ecclesiastiche e diciotto canonici, destinato a svolgere un ruolo centrale nella vita religiosa della città.
Per garantirne il funzionamento, il Comune donò al nuovo ente la tenuta della Romanella, assicurando così le risorse necessarie al sostentamento del clero e delle attività religiose.
Il riconoscimento ufficiale della città
Il successo ottenuto nel 1514 rappresentò soltanto il primo passo di un progetto ancora più ambizioso.
Nel 1518, facendo leva sulle antiche tradizioni della Civitas Campaniae82, Melchiorre Guerriero e gli altri rappresentanti della comunità presentarono una nuova supplica a Leone X affinché venisse riconosciuto ufficialmente il titolo di città.
La richiesta fu accolta e il 26 marzo 1518, attraverso la bolla Pro Excellenti Praeminentia, Campagna ottenne formalmente il prestigioso riconoscimento.
Si trattò di un risultato storico che consacrò definitivamente il ruolo della comunità all'interno del Regno di Napoli.
Lo Studio Generale: la nascita della cultura accademica
Nello stesso atto con cui venne conferito il titolo di città, il pontefice autorizzò l'istituzione dello Studio Generale, una sorta di moderna accademia destinata alla formazione delle nuove classi dirigenti.
La sede fu individuata nel convento domenicano di San Bartolomeo, dove Melchiorre Guerriero insegnò insieme ad altri illustri concittadini.
Da questa esperienza nacque una delle stagioni culturali più brillanti della storia locale, che vide emergere figure di grande spessore come Niccolò De Nigris, Marco Filiuli e Giulio Cesare Capaccio.
Campagna divenne così un importante centro di studi e produzione culturale per tutto il Principato Citra.
Giulio Romano e il nuovo volto urbano
L'amore di Melchiorre Guerriero per la sua città si manifestò anche attraverso un ambizioso progetto urbanistico.
Desideroso di adeguare Campagna al nuovo prestigio raggiunto, si rivolse alla cerchia del grande maestro Raffaello. Fu così che giunse in città Giulio Pippi, meglio conosciuto come Giulio Romano, uno dei più importanti architetti del Rinascimento italiano e principale allievo della bottega raffaellesca.
Il suo contributo fu fondamentale per ridefinire l'assetto urbano della città e accompagnarne la crescita secondo i nuovi ideali architettonici dell'epoca.
La nascita della Diocesi di Campagna-Satriano Il momento più alto di questa straordinaria stagione arrivò nel 1525.
Il 19 giugno, grazie all'impegno di Melchiorre Guerriero e al sostegno di Papa Clemente VII, venne emanata la bolla Pro Excellenti Praeminentia, Sedis Apostolicae ad Perpetuam Rei Memoriam che istituì ufficialmente la Diocesi di Campagna.
La Chiesa di Santa Maria della Pace fu elevata a Cattedrale e Campagna divenne sede vescovile.
Sebbene inizialmente unita alla diocesi di Satriano di Lucania secondo la formula aeque principaliter, la nuova istituzione ecclesiastica contribuì ad accentrare nella città importanti funzioni religiose, amministrative ed economiche.
L'arrivo del primo vescovo, Monsignor Cherubino Caetani, rafforzò ulteriormente il ruolo di Campagna come punto di riferimento per un vasto territorio compreso tra il Principato e le aree lucane confinanti.
Il dominio dei Grimaldi
Negli stessi anni il Regno di Napoli fu coinvolto nelle grandi guerre europee tra Francia e Spagna.
La vittoria spagnola determinò un importante cambiamento anche per Campagna. Nel 1532 l'imperatore Carlo V assegnò il feudo a Onorato II Grimaldi, signore di Monaco, dando inizio a una lunga stagione di dominio della famiglia Grimaldi che si sarebbe protratta per oltre un secolo.
Sotto la loro amministrazione furono completati numerosi interventi infrastrutturali, tra cui il potenziamento della rete idrica cittadina attraverso la costruzione di fontane e opere pubbliche che contribuirono a migliorare la qualità della vita della popolazione.
La prima tipografia del Principato
Un altro evento destinato a segnare profondamente la storia culturale della città avvenne nel 1541.
Giovanni Antonio De Nigris e Marco Filiuli fondarono presso il convento di San Filippo e San Giacomo la prima tipografia a caratteri mobili del Principato di Salerno.
L'introduzione di questa innovazione favorì la diffusione della cultura e della conoscenza, contribuendo alla pubblicazione di opere che accrebbero il prestigio intellettuale di Campagna e dei suoi studiosi.
La nuova Cattedrale
L'importanza raggiunta dalla città rese necessaria la costruzione di una nuova sede vescovile adeguata al suo rango.
Nel 1564 venne posta la prima pietra della nuova Cattedrale, della quale oggi resta la suggestiva cripta. Contestualmente iniziò la costruzione del nuovo complesso religioso destinato a sostituire l'antica Chiesa di Santa Maria della Giudeca.
L'opera rappresentò uno dei più significativi interventi architettonici del Cinquecento campagnese e contribuì a definire il volto monumentale della città.
La stagione dei conventi e delle confraternite
La Controriforma83 cattolica favorì una nuova fase di espansione religiosa.
Tra il XVI secolo e l'inizio del Seicento sorsero nuovi conventi, monasteri e istituti religiosi che trasformarono Campagna in uno dei principali centri spirituali del territorio.
Furono fondati o ampliati il convento di San Filippo e San Giacomo, quello degli Osservanti della Concezione, il monastero camaldolese, il monastero delle Benedettine di clausura, il convento dei Cappuccini di San Martino e numerose altre strutture religiose.
Parallelamente nacquero nuove confraternite che contribuirono ad animare la vita spirituale e sociale della comunità.
Tra queste merita una particolare menzione la Confraternita del Santissimo Nome di Dio, fondata nel 1538 presso il convento di San Bartolomeo.
Campagna e Giordano Bruno
La vivacità culturale e religiosa della città è testimoniata anche da un episodio particolarmente significativo.
Nel 1572, presso il convento di San Bartolomeo, celebrò la sua prima messa un giovane frate destinato a diventare una delle figure più celebri e controverse della storia del pensiero europeo: Giordano Bruno.
Un evento che testimonia il prestigio raggiunto da Campagna nel panorama culturale e religioso del suo tempo.
Un secolo destinato a lasciare il segno
Il XVI secolo rappresentò il punto più alto della storia di Campagna.
L'elevazione a città, la nascita della diocesi, la fondazione dello Studio Generale, l'arrivo di grandi personalità della cultura e dell'arte, la diffusione della stampa e la crescita delle istituzioni religiose trasformarono profondamente il volto della comunità.
Fu una stagione irripetibile di sviluppo, bellezza e prestigio che pose le basi dell'identità moderna della città e il cui patrimonio continua ancora oggi a raccontare la grandezza del suo autentico "Secolo Aureo".
6. Il '600 campagnese: figlio ereditario e legittimo del Secolo Aureo.
Il XVII secolo si aprì in un contesto complesso e difficile per l'intero Regno di Napoli. Le conseguenze delle guerre combattute dalla monarchia spagnola si fecero sentire pesantemente anche nelle province meridionali, generando una profonda crisi economica e sociale che influenzò inevitabilmente anche la storia di Campagna.
Un secolo segnato dalle difficoltà
Dopo il periodo di prosperità del Cinquecento, il Seicento portò con sé nuove sfide. Le continue campagne militari della Spagna richiesero enormi risorse economiche e determinarono un progressivo aumento della pressione fiscale sui territori soggetti alla Corona.
I feudatari, gravati da debiti sempre più consistenti, trasferirono il peso delle imposte sulle fasce più deboli della popolazione, in particolare sui contadini. L'aumento delle tasse, dei dazi e delle cosiddette gabelle contribuì a peggiorare le condizioni di vita di gran parte della popolazione rurale.84
Parallelamente si diffuse il fenomeno della vendita dei feudi e delle cariche pubbliche, pratica adottata dalla Corona per reperire nuove entrate. Questo processo favorì l'ascesa della nuova borghesia mercantile, che iniziò ad affiancare la nobiltà tradizionale nell'acquisto di terre e privilegi.
Secondo molti osservatori dell'epoca, tra cui lo storico Antonio Vincenzo Rivelli, tale trasformazione modificò profondamente gli equilibri sociali e amministrativi del Regno, introducendo nuove dinamiche economiche e politiche.
Calamità naturali e pestilenze
Alle difficoltà economiche si aggiunsero eventi drammatici che colpirono l'intero Mezzogiorno.
Il XVII secolo fu infatti segnato da terremoti, dall'eruzione del Vesuvio e soprattutto da due devastanti epidemie di peste bubbonica, nel 1630 e nel 1656, che provocarono milioni di vittime in tutta la penisola.
Anche Campagna subì pesanti conseguenze: la popolazione diminuì sensibilmente e si registrarono forti cali nelle nascite, nei matrimoni e nelle attività produttive.
Nonostante queste difficoltà, la città riuscì a conservare la vitalità culturale e spirituale ereditata dal secolo precedente.
L'eredità del Secolo Aureo
Se dal punto di vista economico il Seicento fu un periodo complesso, sotto il profilo culturale e religioso rappresentò una straordinaria prosecuzione della stagione inaugurata nel Cinquecento.
Molte delle opere avviate durante il periodo di Melchiorre Guerriero continuarono a svilupparsi e a produrre effetti positivi sulla vita cittadina.
Nel 1683 venne consacrata la nuova Cattedrale di Santa Maria della Pace, simbolo della crescita religiosa e istituzionale della città. Nello stesso periodo furono completate numerose opere pubbliche, tra cui fontane, scalinate e interventi di riqualificazione urbana che contribuirono a migliorare il volto del centro storico.
Un grande centro di cultura e sapere
Il Seicento rappresentò probabilmente uno dei momenti più fertili nella storia culturale di Campagna.
La città vide emergere importanti figure nel campo della religione, della letteratura, della filosofia e delle scienze. Tra i protagonisti di questa stagione si ricordano:
Fra Giambattista Visco;
Niccolò De Nigris;
Giulio Cesare Capaccio;
Juan Caramuel y Lobkowitz, celebre teologo, matematico e filosofo che soggiornò in città.
Accanto ai singoli protagonisti si sviluppò una vivace rete di accademie e circoli culturali che contribuirono alla diffusione del sapere.
Tra le più importanti vi furono:
l'Accademia dei Solitari;
l'Accademia dei Taciturni;
l'Accademia del Clero.
Queste istituzioni rappresentarono autentici centri di studio, confronto e produzione culturale, contribuendo a consolidare la reputazione di Campagna come uno dei principali poli intellettuali del Principato Citra.
La fine del dominio dei Grimaldi
Un altro evento fondamentale del XVII secolo fu il cambiamento della feudalità cittadina.
Dopo oltre un secolo di governo, nel 1642 la famiglia Grimaldi perse il possesso del feudo di Campagna. La causa fu legata alle nuove guerre che opposero Francia e Spagna: i Grimaldi si schierarono con i francesi, mentre la Corona spagnola uscì nuovamente vincitrice dal conflitto.
Come conseguenza, il feudo venne confiscato e assegnato a Girolamo Maria Caracciolo di Torrecuso85, fedele sostenitore degli Asburgo.
La nuova amministrazione nominò il capitano Lelio Maffey governatore della città con ampi poteri.
Gli Statuti cittadini e la tutela dei diritti
Nonostante la breve durata del dominio dei Caracciolo, questo periodo ebbe una notevole importanza per la storia civile di Campagna.
Tra il 1647 e il 1648, negli anni della celebre rivolta di Masaniello contro il governo spagnolo, giunsero notizie di probabili rivolte86 e malcontento anche nel territorio campagnese.
Quando il marchese di Torrecuso arrivò in città per verificare la situazione, trovò una popolazione sostanzialmente pacifica e istituzioni locali disponibili al dialogo.
Dall'incontro nacque un importante provvedimento: la promulgazione di nuovi Statuti cittadini.
Questi documenti riconobbero e regolamentarono numerosi diritti della popolazione, molti dei quali erano stati ignorati o applicati solo parzialmente dai precedenti feudatari.
Nel documento integralmente pubblicato da A.V. Rivelli87 sono affermati antichi diritti campagnesi che non erano mai stati messi in pratica dal Grimaldi, riguardanti usi civici, limitazioni delle libertà personali, criteri da seguire nelle elezioni alle cariche pubbliche, tra l'altro alcuni di essi addirittura già sanciti da Ferdinando d'Aragona nel 149288. In conclusione erano rivendicazioni riguardanti per lo più i cittadini e contadini. Chiude il documento altri trentuno punti riguardanti affitti di mulini, limitazione nel comportamento dell'esattore, proprietà e diritti feudali sui mercati e sulle fiere commercianti sopratutto merce animale. Gli statuti disciplinavano aspetti fondamentali della vita pubblica, tra cui:
gli usi civici;
le libertà personali;
l'accesso alle cariche pubbliche;
la gestione dei mercati e delle fiere;
i diritti dei contadini;
le modalità di riscossione delle imposte;
l'utilizzo dei mulini e delle proprietà feudali.
Si trattò di un passaggio significativo nella costruzione di una maggiore tutela giuridica per la comunità locale.
Il terremoto del 1694
Sul finire del secolo, un nuovo evento drammatico colpì il territorio.
Nel 1694 un violentissimo terremoto, stimato oggi intorno a una magnitudo di 6,8, devastò vaste aree dell'Irpinia e della Basilicata. Le scosse furono avvertite in gran parte dell'Italia meridionale e provocarono danni anche a Napoli, dove si registrarono fenomeni anomali lungo la costa.
Campagna subì gravi conseguenze, con danni a edifici pubblici, chiese e abitazioni che richiesero anni di interventi e ricostruzioni.
L'arrivo della famiglia Pironti
L'ultimo importante cambiamento del secolo riguardò nuovamente la feudalità cittadina.
Dopo un breve periodo in cui il feudo fu vacante e amministrato direttamente dal Demanio Regio89, nel 1695 Campagna passò alla famiglia Pironti.
Nicolò Pironti riuscì ad aggiudicarsi il feudo attraverso una lunga trattativa e divenne il primo signore della città appartenente alla dinastia napoletana.
Con il suo ingresso si aprì l'ultima grande fase della storia feudale campagnese, destinata a concludersi soltanto agli inizi dell'Ottocento con le riforme napoleoniche che abolirono definitivamente il sistema feudale nel Regno di Napoli.
Un secolo di contrasti
Il XVII secolo fu dunque un'epoca di forti contrasti per Campagna.
Da un lato guerre, epidemie, crisi economiche e calamità naturali misero a dura prova la popolazione; dall'altro la città riuscì a conservare e sviluppare il patrimonio culturale, religioso e istituzionale costruito nel secolo precedente.
Fu un periodo di resistenza e trasformazione, durante il quale Campagna consolidò il proprio ruolo di centro culturale e spirituale del territorio, preparando il terreno alle evoluzioni che avrebbero caratterizzato i secoli successivi.
7. Il '700: Campagna è fatta.
Con il XVIII secolo, la storia di Campagna raggiunge una fase decisiva del proprio sviluppo urbano. È in questo periodo, infatti, che il centro storico assume gran parte della conformazione che ancora oggi caratterizza la città.
Dopo secoli di crescita, trasformazioni e ricostruzioni, l'antico borgo medievale iniziò ad assumere un assetto più stabile e definito, avvicinandosi progressivamente all'immagine che conosciamo nel presente.
La ripresa demografica
Uno degli aspetti più significativi del Settecento fu la forte crescita della popolazione.
Le grandi carestie, le epidemie e le crisi che avevano segnato il secolo precedente sembravano ormai superate, consentendo alla comunità di tornare a crescere con continuità.
I dati catastali e le fonti storiche testimoniano una costante espansione demografica:
2.541 abitanti nel 1690;
3.273 abitanti nel 1700;
3.324 abitanti nel 1702;
3.657 abitanti nel 1736.90
Nel corso del secolo la crescita proseguì fino a raggiungere circa 6.000 residenti, facendo di Campagna uno dei centri più popolosi e importanti dell'intero Principato di Salerno.
Si trattò di un incremento simile a quello registrato nel Cinquecento: non esplosivo, ma costante e sostenuto nel tempo.
Una società in trasformazione
Accanto alla crescita della popolazione, il Settecento evidenziò anche alcuni cambiamenti nelle dinamiche sociali e amministrative.
L'energia innovativa che aveva caratterizzato i secoli precedenti lasciò progressivamente spazio a una gestione più orientata agli interessi economici e patrimoniali. Durante il dominio dei Pironti si diffuse ulteriormente la pratica della vendita dei corpi feudali e dei diritti collegati ai possedimenti, modificando gli equilibri tradizionali della società locale.
Anche l'amministrazione della giustizia attraversò una fase complessa. Le fonti dell'epoca descrivono un sistema spesso inefficiente, caratterizzato da conflitti di competenze, arbitrarietà e frequenti tensioni tra autorità locali e popolazione.
Per contrastare tali problematiche, nel corso del secolo la giurisdizione sui reati più gravi venne progressivamente sottratta ai feudatari e affidata agli organi del Regno, introducendo nuove figure amministrative e procedure giudiziarie.
Tant'è che nel corso del secolo decimottavo, i delitti da arma da fuoco vennero tolti alla giurisdizione dei baroni e furono sovvenzionati alla cancelleria della Regia udienza, adottando così l'ente borbonico della mastrodattia91, la quale, sempre per rimanere nell'ambito del mercanteggiare, veniva fittata al miglior offerente. Il mastrodatta era assistito da scrivani senza indennizzo, quest'ultimi si rivalevano delle spese per i processi, con somme da destinare per omicidi su commissioni e sopra le transazioni con il colpevole. La giustizia così concepita, non era affatto giustizia, queste dinamiche creavano malumori, asti e risentimenti, fungendo da combustibile sulla fiamma del fenomeno del brigantaggio che vedrà il suo massimo storico nel secolo seguente.
I Pironti e il nuovo volto della città
L'arrivo della famiglia Pironti segnò profondamente la storia urbana di Campagna.
I nuovi feudatari promossero importanti interventi edilizi che modificarono alcuni degli spazi più rappresentativi della città. Tra questi vi fu la costruzione del nuovo Palazzo Ducale nel quartiere Zappino, destinato a diventare il principale simbolo del loro potere.
Nello stesso periodo furono effettuati lavori che interessarono anche la Chiesa di Sant'Antonino, il cui campanile venne ricostruito e riposizionato per armonizzarsi con il nuovo assetto urbanistico dell'area.
Meno fortunata fu invece la sorte dell'antico Castello Gerione. Ormai inutilizzato da tempo e considerato in parte pericolante, iniziò proprio nel Settecento un lento processo di smantellamento e degrado che ne avrebbe compromesso definitivamente la conservazione.
Il completamento del centro storico
Il XVIII secolo rappresentò la fase conclusiva dello sviluppo urbanistico del borgo medievale.
Le aree ancora libere all'interno dei quartieri storici vennero progressivamente occupate da nuove abitazioni, completando la trama urbana che ancora oggi caratterizza il centro antico di Campagna.
Passeggiando per le sue strade è possibile riconoscere questa intensa stagione edilizia osservando i numerosi portali settecenteschi che conservano ancora le date di costruzione incise nella pietra.
Parallelamente furono eseguiti numerosi interventi di riparazione e consolidamento degli edifici danneggiati dal devastante terremoto del 1694.
Spiritualità e tradizioni popolari
Nel 1721 il vescovo Fontana istituì il tradizionale Lunedì in Albis, una celebrazione destinata a diventare uno degli appuntamenti più sentiti dalla popolazione. L'anno successivo venne introdotta la processione della Madonna della Neve e di San Francesco di Paola verso il complesso di Santa Maria la Nova, una tradizione che contribuì a rafforzare il legame tra la comunità e il proprio patrimonio religioso.
Queste manifestazioni rappresentarono momenti fondamentali di aggregazione e identità collettiva, destinati a lasciare una profonda impronta nella memoria cittadina.
Le grandi opere del Settecento
Tra i risultati più significativi del secolo vi furono alcune opere che ancora oggi rappresentano punti di riferimento per la città.
In questo periodo si completarono:
gli interventi decorativi e architettonici della Cattedrale di Santa Maria della Pace;
l'istituzione del Seminario Diocesano di Santo Spirito;
la costruzione della Chiesa della Madonna del Ponte;
numerose opere pubbliche e infrastrutturali che contribuirono alla crescita e al miglioramento del tessuto urbano.
Questi interventi consolidarono ulteriormente il ruolo di Campagna come importante centro religioso, culturale e amministrativo del territorio.
La nascita della Campagna contemporanea
Il XVIII secolo può essere considerato il momento conclusivo del lungo processo di formazione della città storica.
La crescita demografica, il completamento degli spazi urbani, le nuove architetture religiose e civili e il consolidamento delle tradizioni popolari contribuirono a definire un assetto urbano e sociale che sarebbe rimasto sostanzialmente invariato nei secoli successivi.
La Campagna che emerge alla fine del Settecento è ormai molto vicina a quella che possiamo osservare ancora oggi: una città ricca di storia, cultura e spiritualità, capace di conservare nelle proprie strade e nei propri monumenti le tracce di un lungo percorso iniziato molti secoli prima.
8. Campagna nel XIX secolo. In un'epoca difficile, fatta di stravolgimenti, si cresce ancora.
L'Ottocento rappresenta per Campagna un secolo di profonde trasformazioni. È un periodo segnato da grandi cambiamenti politici, sociali e istituzionali che modificano radicalmente gli equilibri costruiti nei secoli precedenti.
Tra i protagonisti di questa nuova fase storica emerge la figura di Napoleone Bonaparte e, successivamente, quella del fratello Giuseppe Bonaparte, le cui riforme influenzarono profondamente tutto il Mezzogiorno d'Italia. Nel 1806 furono emanate le leggi per l'abolizione della feudalità92, seguite dalle cosiddette Soppressioni Napoleoniche che, tra il 1806 e il 181193, portarono alla chiusura di numerosi conventi e istituzioni religiose.
Sebbene questi provvedimenti abbiano segnato la fine di una lunga tradizione ecclesiastica, essi contribuirono anche alla nascita di nuove funzioni pubbliche. Molti edifici religiosi furono infatti riconvertiti e destinati ad attività amministrative e civili. L'ex convento della Maddalena divenne sede del carcere cittadino, mentre l'ex convento di San Filippo e San Giacomo ospitò il distretto militare.
Un centro amministrativo sempre più importante
Nonostante le difficoltà del periodo, Campagna continuò a consolidare il proprio ruolo nel territorio.
Nel corso del secolo furono istituiti importanti organismi amministrativi come la Sottointendenza e la Sottoprefettura. Poco prima dell'Unità d'Italia, la città divenne inoltre capoluogo di circondario, assumendo un ruolo centrale nel Principato Citra.
Il territorio amministrato da Campagna comprendeva circa 1.600 km² e coinvolgeva 35 comuni suddivisi in nove mandamenti. A questo prestigio istituzionale si aggiungevano realtà già consolidate come la sede vescovile, il seminario diocesano e l'antico ospedale cittadino, confermando Campagna come uno dei principali centri dell'area.
Il secolo del brigantaggio
L'Ottocento fu però anche il secolo del brigantaggio, fenomeno che raggiunse la sua massima diffusione dopo l'Unità d'Italia.
Le tensioni tra sostenitori del nuovo Stato unitario e fedeli alla monarchia borbonica alimentarono conflitti che coinvolsero direttamente anche il territorio campagnese. Da queste vicende nasce ancora oggi una domanda che continua ad animare il dibattito storico: i briganti furono semplici fuorilegge o rappresentarono una forma di resistenza popolare?
Tra le figure più significative legate a questo periodo emergono due figure profondamente diverse tra loro: il generale Vito Nicola Nunziante e Antonino Maratea, conosciuto come "Giardullo", uno dei briganti più noti del territorio.94
Una società tra tradizione e cambiamento
Il XIX secolo fu caratterizzato anche da forti contrasti sociali.
Da una parte vi erano le famiglie più influenti, impegnate nella gestione dei patrimoni e nella competizione per il potere economico; dall'altra una vasta popolazione composta prevalentemente da contadini e lavoratori che dovettero affrontare pesanti sacrifici, tassazioni elevate e le conseguenze delle continue tensioni politiche.
Nonostante le difficoltà, la comunità campagnese continuò a distinguersi per il forte legame con la fede e con le proprie tradizioni religiose, elementi che rappresentavano un punto di riferimento fondamentale nella vita quotidiana.
Nuove opere e sviluppo del territorio
L'ottocento campagnese, che in effetti vide già le sue origini durante il “Decennio Francese”95con un breve ritorno borbonico e la sua fine con l'Unità d'Italia, fu un periodo molto travagliato, dove in circa 80 anni si visse il dramma delle lotte intestine tra famiglie di notabili, molte di esse cadute poi in disgrazia, lotte volute per la supremazia economica e per l'accrescimento delle ricchezze di costoro, in mezzo a queste battaglia, vi era un popolo laborioso e timorato di Dio, devoto alla gerarchia ecclesiastica, ma sopratutto alla fede che da sempre si può respirare in ogni angolo di questa Città. Nel corso dell'Ottocento furono realizzati interventi importanti anche sul piano infrastrutturale e religioso.
Tra questi va ricordata l'istituzione del Consorzio Tenza, organismo nato per regolamentare e gestire una delle risorse più preziose del territorio: l'acqua, elemento che da sempre ha favorito lo sviluppo economico e sociale di Campagna.
In ambito ecclesiastico si segnala la costruzione della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Serradarce, edificata intorno al 1850 per volontà del nobile Giuseppe Cantalupo. Nello stesso periodo furono restaurate e consolidate numerose chiese e cappelle già esistenti, tra cui quella della Madonna delle Grazie, situata nei pressi del quartiere di Sant'Antonio.
Un secolo di transizione verso la modernità
L'Ottocento fu per Campagna un secolo complesso ma decisivo. Le riforme napoleoniche, la fine della feudalità, le trasformazioni amministrative, il brigantaggio e il processo di unificazione nazionale cambiarono profondamente il volto della città.
Pur attraversando momenti difficili e periodi di forte instabilità, Campagna riuscì a rafforzare il proprio ruolo istituzionale, mantenendo viva la propria identità culturale e religiosa e gettando le basi per il successivo sviluppo della comunità nel nuovo Stato italiano.
8.1 Il Brigantaggio: tra storia, ribellione e leggenda.
Il fenomeno del brigantaggio ha lasciato un segno profondo nella storia di Campagna, diventando uno degli aspetti più affascinanti e controversi dell'Ottocento meridionale.
Sebbene le prime testimonianze di attività brigantesca nel territorio risalgano già al XVII secolo, è dopo l'Unità d'Italia che il fenomeno raggiunge la sua massima diffusione, trasformandosi in una vera e propria emergenza sociale e militare.
Le origini del fenomeno
Le prime tracce documentate di brigantaggio locale sono legate a episodi avvenuti nei pressi dell'attuale Chiesa della Madonna del Ponte, che all'epoca era una locanda. Secondo la tradizione, un violento scontro a fuoco tra soldati spagnoli e uomini appartenenti alla banda Belolla provocò un incendio che danneggiò gravemente l'edificio.
Tuttavia, il brigantaggio assunse dimensioni molto più ampie soltanto nel XIX secolo, in seguito ai profondi cambiamenti politici e sociali che accompagnarono la nascita dello Stato unitario italiano.
Perché nacquero i briganti?
Dopo l'Unità d'Italia, molte categorie popolari vissero una fase di forte disagio economico e sociale. Contadini, carbonai, braccianti e lavoratori delle aree interne si trovarono a confrontarsi con nuove tasse, cambiamenti amministrativi e una situazione economica spesso difficile.
A questo malcontento si aggiunsero numerosi ex combattenti rimasti senza occupazione dopo lo scioglimento degli eserciti borbonici e delle formazioni garibaldine. Molti di loro scelsero la clandestinità, andando a ingrossare le file delle bande armate attive nel Mezzogiorno.
In questo contesto, il brigantaggio assunse anche una forte connotazione politica: numerose bande si dichiaravano fedeli alla monarchia borbonica e ostili al nuovo governo italiano.
Nobili, interessi privati e violenza
Il fenomeno non fu alimentato soltanto dalla povertà.
In molti casi, alcune famiglie influenti sfruttarono il malcontento popolare per perseguire interessi personali, finanziando o proteggendo bande armate utilizzate come strumento di pressione contro avversari politici ed economici.
Sequestri, furti, intimidazioni e omicidi divennero così parte di una rete di interessi che coinvolgeva non solo i briganti, ma anche esponenti delle élite locali.
Le grotte dei briganti
Ancora oggi il territorio di Campagna conserva luoghi strettamente legati alla memoria del brigantaggio.
Tra questi spicca la grotta situata ai piedi del Monte Rialto, nel quartiere Zappino. Grazie alla sua posizione strategica, vicina agli antichi percorsi di collegamento e al Ponte della Patia, rappresentava un rifugio ideale e un punto di approvvigionamento per le bande presenti sul territorio.
All'epoca la zona era molto più isolata rispetto a oggi e consentiva ai briganti di ricevere viveri, vestiti e armi grazie all'aiuto di simpatizzanti e collaboratori.
Da questa cavità si accedeva inoltre a sentieri che conducevano verso un altro luogo simbolo del brigantaggio campagnese: la celebre Grotta di Giardullo, conosciuta anche come Grotta del Prete, situata sul Monte Raione a circa 850 metri di quota.
Questo luogo è ricordato soprattutto per il sequestro del seminarista Giuseppe Olivieri, tenuto prigioniero per oltre due mesi nel 1864.
"Iazzo" di Giardullo
Un altro sito fortemente legato alla tradizione brigantesca è il cosiddetto "Iazzo di Giardullo", un ampio spiazzo situato nell'area del Monte Polveracchio.
Secondo la tradizione, qui si svolgevano incontri tra bande provenienti dai Monti Alburni e dai Picentini. La posizione elevata e difficilmente raggiungibile ne faceva un rifugio sicuro e un luogo ideale per nascondere prigionieri o organizzare nuove azioni.
Gli anni più difficili
Tra il 1863 e il 1865 Campagna visse uno dei periodi più complessi della propria storia.
La presenza delle bande brigantesche e le operazioni di repressione condotte dall'esercito trasformarono il territorio in una zona sottoposta a rigidi controlli militari.
Le autorità imposero severe limitazioni agli spostamenti della popolazione. I lavoratori potevano portare con sé soltanto una modesta razione di cibo e gli abiti strettamente necessari, per evitare qualsiasi forma di sostegno ai briganti.
Le perquisizioni erano frequenti e molte abitazioni venivano controllate alla ricerca di rifugi o nascondigli.
Due protagonisti, due destini opposti
Tra i personaggi più rappresentativi di questa stagione storica emergono due figure profondamente diverse.
Vito Nicola Nunziante: Nato a Campagna, Vito Nicola Nunziante intraprese una brillante carriera militare che lo portò a diventare generale dell'esercito borbonico. Dopo le vicende rivoluzionarie di fine Settecento, si mise al servizio del cardinale Ruffo e partecipò alla riconquista del Regno di Napoli. Nel corso della sua carriera assunse importanti incarichi militari e amministrativi, distinguendosi soprattutto in Calabria.
A lui è attribuita la fondazione della Colonia di San Ferdinando, importante progetto agricolo che contribuì allo sviluppo economico del territorio calabrese.
Antonino Maratea, detto "Giardullo": Destino completamente diverso ebbe Antonino Maratea, passato alla storia con il soprannome di "Giardullo".
Ex soldato dell'esercito borbonico e successivamente arruolato tra le file garibaldine, dopo la fine delle campagne militari si ritrovò senza mezzi di sostentamento.
Tornato a Campagna, entrò nel mondo del brigantaggio e divenne il capo di una delle bande più temute della zona. Per diversi anni fu protagonista di azioni criminali che contribuirono ad alimentare il clima di paura e instabilità che caratterizzò il territorio.
La sua vicenda si concluse il 1° dicembre 1865, quando fu catturato e fucilato in Largo Sant'Antonio.
La fine del brigantaggio
Negli anni successivi lo Stato italiano intensificò la repressione del fenomeno.
Decine di migliaia di soldati furono impiegati nelle regioni meridionali per contrastare le bande armate e ristabilire il controllo del territorio.
Nel 1874 il brigantaggio può considerarsi sostanzialmente sconfitto. Si concludeva così uno dei capitoli più drammatici e controversi della storia dell'Italia meridionale, una vicenda che ancora oggi continua a suscitare dibattiti, studi e interpretazioni differenti.
A Campagna, le grotte, i sentieri di montagna e i racconti tramandati nel tempo conservano ancora la memoria di quegli anni difficili, contribuendo a mantenere vivo il ricordo di una pagina fondamentale della storia locale.
9.0 Il '900: Campagna faro nell'oblio della Seconda Guerra Mondiale.
Dopo quattro secoli di crescita pressoché continua, il XX secolo si aprì con un brusco arresto dell'ascesa della città. Ciò avvenne sia perché Campagna fu progressivamente esclusa dalle principali vie di comunicazione a vantaggio di altri centri vicini, ritenuti più strategici per i collegamenti con la costa e con Salerno, sia perché il tessuto urbano, ormai saturo, non consentiva più quell'espansione edilizia che aveva caratterizzato la città fin dai tempi angioini dei Del Balzo e dei d'Apia.
Va comunque sottolineato che agli inizi del Novecento Campagna conservava ancora una notevole importanza amministrativa e istituzionale. Come abbiamo visto, a seguito delle soppressioni napoleoniche molti edifici religiosi erano stati convertiti in sedi pubbliche e amministrative, contribuendo a rafforzare il ruolo della città nel territorio.
Questa centralità, tuttavia, durò poco. Lo scenario mutò rapidamente e, questa volta, in maniera definitiva. Con la soppressione dei Circondari provinciali nel 1927, Campagna perse il titolo di capoluogo di circondario e, con esso, importanti uffici statali, tra cui la sede del distretto militare e la sottointendenza. Già l'anno precedente era stata soppressa anche la sottoprefettura.
Il Novecento vide inoltre la chiusura del Seminario Diocesano nel 1961 e, di fatto, la fine dell'antica diocesi nel 1986, quando questa fu unita all'arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno. Una decisione che, nei fatti, determinò il progressivo accentramento delle funzioni amministrative ed economiche a Salerno, privando Campagna della presenza stabile del vescovo — assente in realtà già dagli anni Settanta — e comportando la perdita di uffici, personale ecclesiastico e strutture che per oltre quattro secoli avevano rappresentato un elemento fondamentale dell'identità cittadina.
Restando nell'ambito ecclesiastico, è doveroso soffermarsi sul ruolo svolto da alcuni prelati che segnarono profondamente questo secolo. Tra essi meritano una menzione particolare mons. Carmine Cesarano e mons. Giuseppe Maria Palatucci, che contribuirono a mantenere viva e prestigiosa la tradizione vescovile campagnese.
Diverso è il giudizio che molti storici e cittadini hanno espresso nei confronti di mons. Jolando Nuzzi. Secondo una diffusa interpretazione, a lui si deve infatti la radicale trasformazione degli interni delle chiese cittadine a seguito delle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, aperto nel 1962 da papa Giovanni XXIII. Sebbene i documenti conciliari non prevedessero alcuna sistematica rimozione del patrimonio artistico e liturgico, molte chiese di Campagna furono private di arredi, opere e strutture storiche di grande valore, provocando una perdita che ancora oggi viene percepita come una ferita al patrimonio artistico e identitario della città.
Il Novecento fu però soprattutto il secolo in cui Campagna seppe offrire una delle pagine più nobili della propria storia.
Durante la Seconda guerra mondiale, la popolazione campagnese diede prova di straordinaria umanità e solidarietà, scrivendo una vicenda profondamente diversa da quelle che, negli stessi anni, segnarono tragicamente gran parte dell'Europa.
Tra il 16 giugno 1940 e l'8 settembre 1943 circa 590 ebrei stranieri furono internati nel campo di concentramento allestito presso l'ex convento di San Bartolomeo (oggi Museo della Memoria e della Pace), considerato il più grande campo di internamento italiano ricavato da una struttura preesistente requisita dal regime fascista.
La storia di Campagna durante quegli anni è una storia di dignità, rispetto e integrazione.
A differenza di quanto avveniva nei campi di sterminio nazisti, gli internati vivevano in condizioni relativamente umane. Indossavano abiti civili, disponevano di ambienti dignitosi e trovarono una popolazione pronta ad accoglierli e rispettarli come persone.
Accanto al campo di San Bartolomeo fu utilizzata anche la struttura dell'Immacolata Concezione, destinata alle donne. Quest'ultima venne però chiusa già nel marzo del 1941 a causa delle precarie condizioni dell'edificio.
La particolare conformazione urbana di Campagna, caratterizzata da un unico accesso principale, garantiva un efficace controllo del territorio e probabilmente contribuì alla scelta della città come sede di internamento.
In quegli anni la diocesi era guidata dal francescano mons. Giuseppe Maria Palatucci, zio di Giovanni Palatucci, funzionario della Questura di Fiume, riconosciuto come Giusto tra le Nazioni.
Grazie al loro operato, molti internati trovarono a Campagna una condizione di vita decisamente più sicura rispetto ad altri luoghi di detenzione.
Con il passare del tempo si sviluppò un rapporto di reciproca fiducia tra gli internati e la popolazione locale. Furono organizzati corsi di lingua, attività culturali, letture di giornali, momenti musicali e persino partite di calcio tra internati e personale di sorveglianza.
Particolarmente significativa fu la presenza di una piccola sinagoga all'interno del campo, che consentiva agli ebrei di professare liberamente la propria fede. Mons. Palatucci era solito visitare gli internati, pregare con loro e invitarli persino a partecipare alle funzioni religiose in cattedrale.
Tra gli episodi più emblematici vi fu la collaborazione del musicista ebreo Bogdan Zins, che suonò l'organo durante alcune celebrazioni religiose.
Lo stesso vescovo si adoperò inoltre per proteggere gli internati durante le ispezioni tedesche, nascondendoli in edifici ecclesiastici e locali di fortuna, tra cui la legnaia del Seminario Diocesano.
Le libertà concesse agli internati suscitarono però le proteste di alcuni esponenti del regime fascista. Nel 1941 il segretario del Partito Nazionale Fascista, Adelchi Serena, lamentò ufficialmente l'eccessiva libertà di cui godevano gli internati di Campagna. Nonostante ciò, non furono adottati provvedimenti restrittivi significativi.
Il momento più drammatico di questa vicenda si verificò il 17 settembre 1943.
Quella mattina Campagna fu colpita da un bombardamento anglo-americano che causò la morte di almeno 177 civili, colpiti mentre attendevano la distribuzione di aiuti umanitari.
Nell'emergenza che seguì, mons. Palatucci coordinò l'organizzazione di ospedali improvvisati e centri di soccorso, utilizzando qualsiasi mezzo disponibile per assistere i feriti.
Gli ex internati ebrei, che dopo l'armistizio si erano rifugiati nelle montagne circostanti, decisero spontaneamente di tornare in città per prestare soccorso alla popolazione. Tra loro vi erano i medici Max Tanzer e Cham Pajes, che contribuirono in maniera determinante alle operazioni di assistenza.
Per questi eventi, nel 2006 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferì la Medaglia d'Oro al Merito Civile sia alla città di Campagna sia a mons. Giuseppe Maria Palatucci. Un anno prima, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi aveva già insignito la città di un'importante onorificenza per la solidarietà dimostrata dopo il terremoto del 1980.
Grazie a questa straordinaria vicenda umana, Campagna è oggi ricordata come un simbolo di accoglienza e di dialogo interreligioso durante uno dei periodi più oscuri della storia europea.
Un altro evento che segnò profondamente il Novecento campagnese fu il terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980.
Alle 19:34 la terra tremò per circa novanta secondi. Fu una tragedia che cambiò radicalmente il volto del territorio. Il sisma rappresentò infatti il colpo più duro inferto alla città dopo secoli di crescita.
Nei decenni successivi Campagna vide progressivamente diminuire popolazione, servizi e funzioni amministrative, mentre molte attività economiche e artigianali scomparvero o si trasferirono altrove.
Numerosi edifici storici e religiosi entrarono in una fase di progressivo degrado. Emblematico è il caso della chiesa della Santissima Annunziata, ancora oggi chiusa e inutilizzata.
Eppure, nonostante le difficoltà, Campagna ha saputo resistere.
In un'epoca segnata dallo spopolamento delle aree interne, il centro storico conserva ancora una significativa presenza abitativa e continua a rappresentare un importante polo di attrazione culturale e religiosa.
Le nuove tecnologie e la comunicazione digitale, lungi dall'essere un ostacolo alla conservazione delle tradizioni, hanno contribuito a valorizzare eventi identitari come i Fucanoli e la Chiena, che ogni anno attirano migliaia di visitatori.
Grazie al suo straordinario patrimonio storico, artistico e spirituale, Campagna continua ancora oggi a essere uno dei centri più visitati della provincia di Salerno e dell'intera Campania, dimostrando come la forza della memoria e della propria identità possa rappresentare il fondamento per affrontare le sfide del futuro.
NOTE BIOGRAFICHE.
1. Per capire meglio l’importanza della geologia (finestra tettonica) del paese è doveroso tracciare un rapido excursus sulla formazione dei continenti. In origine la nostra Terra era un ammasso di rocce infuocate che, con il passare del tempo, si è raffreddato ed ha formato la superficie sulla quale viviamo: la “crosta terreste”. Dobbiamo immaginare il nostro pianeta come un uovo sodo con la buccia esterna rotta che rappresenta la crosta. Nel corso di milioni di anni, per via dei movimenti del mantello, che possiamo paragonare all’albume dell’uovo, queste croste frastagliate si sono inabissate, sopraelevate e scontrate tra di loro, creando degli strati di natura geologica diversi gli uni sugli altri, come una sorta di torta multistrato mischiata.
2. La successione miocenica dell'alta Vallimala della finestra tettonica di Campagna (Monti Picentini) – nota presentata a Roma nella seduta scientifica del 12 luglio 1974 – Boll. Soc. Geol, It., 93 (1974). 1043-1047
3. Antonello D'Ambrosio – Le due Oasi di Campagna. Tesi di Laurea di Scienze forestali e ambientali. Uni. di Potenza
1. Per capire meglio l’importanza della geologia (finestra tettonica) del paese è doveroso tracciare un rapido excursus sulla formazione dei continenti. In origine la nostra Terra era un ammasso di rocce infuocate che, con il passare del tempo, si è raffreddato ed ha formato la superficie sulla quale viviamo: la “crosta terreste”. Dobbiamo immaginare il nostro pianeta come un uovo sodo con la buccia esterna rotta che rappresenta la crosta. Nel corso di milioni di anni, per via dei movimenti del mantello, che possiamo paragonare all’albume dell’uovo, queste croste frastagliate si sono inabissate, sopraelevate e scontrate tra di loro, creando degli strati di natura geologica diversi gli uni sugli altri, come una sorta di torta multistrato mischiata.
2. La successione miocenica dell'alta Vallimala della finestra tettonica di Campagna (Monti Picentini) – nota presentata a Roma nella seduta scientifica del 12 luglio 1974 – Boll. Soc. Geol, It., 93 (1974). 1043-1047
3. Antonello D'Ambrosio – Le due Oasi di Campagna. Tesi di Laurea di Scienze forestali e ambientali. Uni. di Potenza
4. Costa 1866, p.2 sgg. / cfr. Leudi 1999.
5. Rubino Luongo – Il territorio di Campagna in età antica ed Alto Medio Evo – Edizioni 10/17 anno 2011 pag.14
6. Le celle presenti lungo la vallata del Tenza, vengono spesso citate nelle opere di A. Di Muro (Mezzogiorno Longobardo – anno 2008) e L. Ganelli (Campagna Medievale tra XI e XIII secolo – anno 2005 E.S.I.), con i quali condivido totalmente questo aspetto e locuzione storica.
7. La cultura di Serra d'Alto, di Diana-Bellavista e quella del Gaudo sono importanti culture neolitiche ed eneolitiche italiane che si svilupparono in periodi diversi, con caratteristiche distinte, a cavallo tra il V e il III sec. a.C.
8. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 1
9. Popolazioni italiche – Secondo la leggenda, discendenti dal Re Italo, figlio di Telegano e Penelope, erano stanziati nell'Italia centro-meridionale (dall'attuale basso Lazio alla Calabria) e in Sicilia dal 3° millennio a.C., questi popoli praticavano l'inumazione dei morti, cioè li seppellivano in fosse detti anche Popoli della Fossakultur, e parlavano dialetti di una lingua comune. Tra questi il più importante fu il latino, che diventò la lingua dei Romani.
10. Cultura Villanoviana - La cultura villanoviana, o civiltà villanoviana o villanoviano, è una facies della prima età del Ferro, le cui origini vanno ricercate nella cultura protovillanoviana, e rappresenta la fase più antica della civiltà etrusca.
11. I Lucani furono una popolazione appartenente al ceppo italico e di lingua osca, che giunse, nel V secolo a.C., nella terra che da essi prese il nome di Lucania, territorio genericamente compreso tra i fiumi Sele, Bradano, Laos e Crati, fino ad allora chiamato dai Greci Enotria, dal nome del popolo abitante in precedenza la regione, gli Enotri. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis historia, compila una lista di popoli dell'antica Lucania: Atinati, Bantini, Eburini, Grumentini, Numestrani, Potentini, Sontini, Sirini, Tergilani, Ursentini, Volcentani.
12. Cantone eburino – Era l'ente amministrativo di questa parte del territorio, infatti, questo termine stava ad indicare, nell'antichità, una regione, un distretto o una suddivisione territoriale.
13. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013
14. Picentini, Sanniti e Ateniesi Turii Sibariti – I primi traggono origine dai piceni della costa Adriatica, i secondi erano un . Si insediarono nel Sannio, un'area che comprende parti dell'attuale Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata, infine gli Ateniesi Turii Sibariti erano gli Ateniesi, i Sibariti e i Turii erano tutti popoli greci che si insediarono nella Calabria.
15. Terra di Numistrone - Piccola città della Lucania settentrionale al confine dell'Apulia, specialmente celebre per la battaglia combattuta con incerto esito nei suoi pressi fra Annibale e Marcello, nel 210 a. C
16. Valentino Izzo – Collana di libri Raccontare Campagna...Il Castello Gerione – libro A anno 2006 pag. 26
17. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 10
18.Gli storici locali fanno risalire all'anno 888 la divisione del territorio campagnese in Ariano e Forano, Il documento Chronicon Volturnese. (Ed. V.Federici, Roma 1925. pp. 253-254) dell'anno 815 ci dice in realtà che tale divisione vi era in epoca molto più antica, può essere fatta risalire in età romana.
19. A destra il locus Furano che compredeva: il monte Sant'Eremo, i terreni di Galdo, Rofigliano, Rialto, Odoroso, Sant'Angelo, Santa Lucia, Pezzarotonda, Truncito, Piantito, Stassano, Mattinelle, Visciglito, Fravitole, Martinesi, etc. A sinistra il locus Ariano: Cappellania, Pariti, Vallegrini, Palazza, Varano, Matiano, Morignano, Boforneta, Tuori, Sagginara, Oppidi, Serradarce, Puglietta, etc.
20. Rubino Luongo – Il territorio di Campagna in età antica ed Alto Medio Evo – Edizioni 10/17 anno 2011
21. Locus Zappinus ci perviene ed è documentato come luogo sprovvisto di sede di potere pubblico/amministrativo/giurisdizionale, ma allo stesso tempo già con una connotazione che potesse far pensare ad un paesaggio che potesse ospitare insediamenti antropici.
22. Rubino Luongo – Il territorio di Campagna in età antica ed Alto Medio Evo – Edizioni 10/17 anno 2011
23. Isca - Con questo termine si indica una terra fertile e ricca d'acqua, non a caso la presenza di quel mulino viene indicata nel posto dove si incontrano e fondano ancora oggi i fiumi Tenza ed Atri.
24. Guaimario IV - spesso indicato come Guaimario V (1013 circa – Salerno, 3 giugno 1052), fu un principe longobardo e lo fu di Salerno dal 1027 fino alla sua morte.
25. Chronicon Volturnense. - Ed. Federici, Roma 1925. pp. 253/254 e pp. 281/286.
26. Le origini del toponimo Campaniae hanno portato nel tempo lunghi dibattiti tra gli storici. Si, perché le diciture che apparivano già a partire dal X secolo fino ad arrivare in questa epoca erano dapprima finibus Campaniae, dopo aver letto alcuni documenti del Codex Diplomaticus Cavensis, posso chiarire che l'origine del nome sia derivata dalla propria contrazione della parola stessa. Nei documenti più antichi, quelli del secolo X, stava ad indicare la linea di confine tra l'antica Campania e Lucania, questo fino al secolo XI, conseguentemente la dicitura sarà attribuita a confini locali, come quando in un documento del 1058 dovendo ubicare la chiesa di San Michele Arcangelo di Olevano il notaio dell'epoca scrive “in mons aureo suptus Campaniae” prova che ci indica che in quel periodo si usava un altro termine per localizzare Campagna e le zone limitrofe e per delineare confini territoriali. Ancora dopo appare la dicitura Castellum Campaniae, in questo caso però, esaminando i vari documenti, possiamo intuire che veniva fatto con il chiaro intendo di inquadrare un luogo fortificato piuttosto che fare riferimento al castello in sé.
27. Gli Altavilla (in francese Hauteville) sono stati una delle più importanti famiglie della Normandia, Umfredo e Guglielmo, furono due fratelli che guidarono l'assedio normanno contro Guarimario IV, fratelli a loro volta del famoso e valoroso Roberto “Terrur Mundi” o il Guiscardo.
28. La furia normanna – La storia documentata inizia con la morte di Guaimario IV, quado vittima di una congiura familiare, i cognati lo assassinarono e rapirono il legittimo erede Gisulfo II, Per liberarlo lo zio Guido chiese l'appoggio dei Normanni che per liberarlo presero d'assedio Salerno e scacciarono l'usurpatore Pandolfo III. Ristabilito come Principe di Salerno, Gisulfo promise in ricompensa tributi e possedimenti, oltre alla principessa Sighelgaita, data in moglie a Roberto il Guiscardo. La promessa non fu mai mantenuta e la reazione dei Normanni non si fece attendere, lasciarono Salerno intorno all'anno 1052 e iniziarono un lungo e devastante saccheggio dei villaggi e dei castelli della zona.
29. A. di Montecassino – Storia di Normanni volgarizzata in antico francese. Vincenzo De Bartholomaeis. Roma 1935
30. Castelli conquistati - Il castello di San Nicandro era ubicato nella vicina Signano degli Alburni mentre gli altri due in territori vicini alla confinante Eboli.
31. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 26
32. Castella o castra – In questo contesto non vanno intesi necessariamente come castelli, ma anche come luoghi fortificati da mura di cinta e di protezione.
33. Modello di concentricità - Campagna fino al XVI secolo sarà suddivisa nel seguente modo con i seguenti casali: A sud del castello Gerione → quartieri Zappino, Giudeca e della Trinità, a nord → I casali del Gerione, San Bartolomeo, con altri piccoli agglomerati come Pedenzone, San Leo etc. che si estendevano verso la montagna frontale rispetto all'entrata dell'attuale chiesa di San Bartolomeo, immaginando questa conformazione è facile pensare ad linea territoriale concentrica.
34. Maria Raffaella Pessolano – Immagine e storia di Campagna centro minore meridionale. Anno 1985 – Edizioni Scientifiche Italiane, pag. 21
35. L’Anonimo Sorrentino é un raro testo del IX secolo che narra le vicende della vita di Sant’Antonino abate.
36. Manoscritto antico G.D. GUERRIERI – p. XXXIII, nota 111
37. Collinetta che sovrastava Zappino – Inteso come l'odierno quartiere di Sant'Agostino
38. Ad oggi si possono scorgere poche pietre presenti nel suddetto quartiere e la fine della via Costa Torre.
39. Campagna Medievale tra XI e XIII secolo – L.Ganelli – anno 2005 – pag. 28 - Edizioni Scientifiche Italiane.
40. Pieve - La pieve era una chiesa pubblica, sottoposta – almeno in termini di diritto – direttamente al vescovo e affidata a un collegio di chierici retto da un arciprete. Con la progressiva affermazione del cristianesimo, il termine passò a indicare la comunità dei battezzati compresa entro una circoscrizione territoriale.
41. Campagna Medievale tra XI e XIII secolo – L.Ganelli – anno 2005 – pag. 43 - Edizioni Scientifiche Italiane.
42. Memorie storiche della Città di Campagna – A.V. Rivelli – anno 1895 – Ed. Forni.
43. Carmine Carlone – Melchiorre Guerriero e la Diocesi di Campagna. App. doc. a cura di F.Mottola – 1984 – Salerno E.S.S.M.
44. A. Balducci – L'archivio diocesano di Salerno, cenni sull'archivio del Capitolo Metropolitano. Vol. I Salerno 1959-60, pag. 99/101.
45. Chiesa/cattedrale – Di questa notizia ad oggi non vi è traccia documentale, sappiamo invece, da documenti ufficiali che la chiesa di Sant'Angelo era una pieve che era sotto le dirette dipendenze dalla diocesi di Salerno.
46. Cathopedia, l'enciclopedia cattolica. - Diocesi di Campagna https://it.cathopedia.org/wiki/Diocesi_di_Campagna
47. Complesso di Pedenzone – Con questo intendo agglomerare tutta la parte a nord del Castello, che oggi li potremmo identificare, oltre al sopracitato, le zone del Pianello, di San Leo e delle zone circostanti.
48. Giudeca – Ci sono due versioni circa l'origine di questo importante e ancora presente quartiere. La prima vuole testimoniare una presenza ebraica, noi sappiamo che vi erano stabilmente in Campania già prima delle Crociate, i quali erano dediti al commercio della seta, del vasellame oltre ad essere molto abili come macellai. Abili mercanti che importavano merci nelle zone interne dalle zone costiere. L'altra vuole questa zona con un'intensa presenza di tribunali, quindi il termine Giudeca deriverebbe da una contrazione dialettale che starebbe a definire la chiesa di Santa Maria della Giudeca come Santa Maria protettrice dei giudicanti e da qui l'intitolazione del quartiere.
49. Monastero di San Cataldo – Secondo A.V. Rivelli fu voluto direttamente dal vescovo di Salerno Romualdo II, tale monastero compare in una Bolla di papa Lucio III e nei regesti di Carlone e Mottola (nota 48).
50. Anna Giordano – I regesti delle pergamene del Capitolo Di Campagna (1170 – 1772) – anno 2004 – Ed.
51. Carmine Carlone – Francesco Mottola– I regesti delle pergamene dell'abbazia di S.Maria Nova di Calli – 1981 – Salerno E.S.S.M.
52. Carmine Carlone – Documenti per la storia di Eboli I (799-1264) – Salerno – 1998 – regg. 79-82.
53. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 38
54. Catalogus Baronum – Testo redatto nel 1150 ed aggiornato nel 1168, conteneva l'elenco dei signori a cui furono assegnati i vari feudi con il relativo numero di villani e di militi a disposizione di ogni feudatario. Nel catalogo inoltre sono citati tutti i castelli del regno, tra cui anche il Castellum Campanie con i relativi feudatari.
55. Villanes - Nel contesto medievale, "villano" significava principalmente un abitante della villa, ovvero un contadino o un lavoratore agricolo che viveva e lavorava in una tenuta agricola, spesso nella condizione di servo della gleba. Milites – Soldato | Dominus – Signore o Padrone.
56. Carmine Carlone – Francesco Mottola – I regesti delle pergamene dell'abbazia di S.Maria Nova di Calli – 1981 – Salerno E.S.S.M.
57. Registro di Federico II – foglio n°113 – anno 1239.
58. Federico II di Svevia - Federico nacque il 26 dicembre 1194 a Jesi, nelle Marche, dall'imperatore Enrico VI di Svevia e da Costanza d'Altavilla. Divenuto Imperatore del Sacro Romano Impero, noto per la sue riforme, con le quali si sforzò di realizzare uno Stato organizzato e coerente che non prevedeva soltanto obblighi dei sudditi nei confronti del governo, ma anche dello Stato nei confronti dei sudditi. Concluse la sesta crociata (1228) ottenendo Gerusalemme con un trattato e fondò l'Università di Napoli, promuovendo le arti e le scienze.
59. Castra Exempta – Principali fortificazioni del regno – Anche questa notizia appare nel registro di Federico II – foglio n°113 – anno 1239.
60. Re di Sicilia - fu il titolo acquisito da diversi sovrani assunti al trono del Regno di Sicilia dal 1130 al 1816.
61/62/63. Steven Runciman - I Vespri Siciliani: una storia del mondo mediterraneo alla fine del XIII secolo, Cambridge University Press, 1958 – pag. 81
64. Quindicina – Antico pellegrinaggio dal centro urbano di Campagna al Santuario della Madonna d'Avigliano in essere dal 31 luglio al 15 agosto di ogni, in onore dei festeggiamenti dell'Assunta.
65. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 53
66. Antonio Vincenzo Rivelli - Memorie storiche della Città di Campagna. Vol. I - II. Anno 1895. pag. 257-258
67. Le dispute che si aprirono con Eboli, ma anche con Contursi e Acerno, riguardavano i confini dell'Ausella, nel quale ricadeva l'abbazia di Santa Maria la Nova, riportata nei propri confini a seconda dei notai di pertinenza che scriveva gli atti, questa disputa, nonostante vittorie, sconfitte, feriti, morti e tafferugli sopracitati, accoglierà definitivamente le ragioni dei Campagnesi solo con un accordo che si sigillò nel 1441, il quale viene riportato nel libro del Rivelli (Memorie storiche della Città di Campagna) a pag. 206-212.
68. Emanuele Catone – Le signorie feudali - estratto da “Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525)” – Ass. G.Bruno – vol. 1 a cura di R.Luongo anno 2013 pag. 115
69. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 55
70. Zona Mercato – L'attuale toponimo prende il suo nome dal mercato che si teneva nei giorni di Santa Felicita già a partire dall'anno 1236, spostato poi per esigenza contadine dal 10 luglio al 14 di agosto, durava poi fino al 26 agosto.
71. Anna Giordano – I regesti delle pergamene del Capitolo Di Campagna (1170 – 1772) – anno 2004 – Ed. Carlone
72. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 58
73. Casa-Ospedale di Sant'Antonio – In quell'anno apparve solo il progetto di costruzione della futura casa e ospedale dei canonici, con ubicazione scelta nelle vicinanze del Tenza, tra l'altro, si evince che per finanziare parte o intera costruzione, furono delegati imprenditori dell'epoca ad elargire donazioni, gli stessi legati agli opifici presenti su di esso. Le cose non andarono proprio così, il progetto subì una variazione in corso d'opera e fu ubicato (probabilmente per ragioni logistiche) in una zona ex nova per l'epoca, ovvero all'entrata della valle dove convergevano le strade che provenivano da Ariano e Furano. Quell'area assunse così il toponimo, che conserva ancora oggi, di Largo Sant'Antonio.
74. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 114
75. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 115
76. Università – A quel tempo così chiamate per riferirsi agli odierni Comuni.
77. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 115
78. Rubino Luongo – Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525) – Ass. G.Bruno anno 2013 pag. 60
79. Libro d'Oro della nobiltà mediterranea – Famiglia Orsini Duchi di Gravina e Principi di Solofra
80. Famiglia Guerriero – da sempre legata da un amore viscerale al nostro territorio, in particolar modo alla zona di Santa Maria la Nova, vedremo più avanti, nella sezione dedicata agli edifici religiosi, quanto sarà importante al cambio di ordine dell'ex abbazia presente da benedettina a francescana.
81. Sedile Municipale – Presente allora nell'attuale Piazza Guerriero e conosciuto anche come il Sedile di San Bernardino a seguito della sua predica avvenuta nel 1440 oppure, più recentemente, come Casa del Fascio, scriteriatamente abbattuta negli anni '60 probabilmente proprio per questa nomea, ignorandone longevità, importanza e storia ad esso collegata.
82. Civitas Campaniae – Come ho già scritto nell' omonimo par. 3, gli storici del passato come il Rivelli, il De Nigris etc. fanno leva, molto probabilmente sugli antichi testi redatti dai notai campagnesi consultati. Infatti, come già ho asserito, consultando gli atti prodotti dai notai nostrani e di quelli di Eboli, la formula Civitas Campaniae risulta effettivamente soltanto negli atti dei notai campagnesi e mai da Bolle o Privilegi che non fossero locali, quindi, si evince chiaramente, che fu una scelta dei nostri pubblici ufficiali di utilizzare un altro sostantivo per differenziare, sia dal punto di vista dell'autonomia che dal punto di vista giurisdizionale Campagna dalla vicina Eboli, sopratutto perché anche quest'ultima ne era sprovvista di tale titolo.
83. Controriforma - Normalmente gli storici identificano come "età della Controriforma" il periodo che va dall'apertura del Concilio di Trento (1545 – 1563) alla pace di Vestfalia (1648), che chiude la guerra dei trent'anni, è stata la reazione della Chiesa cattolica alla Riforma protestante. Tale reazione fu caratterizzata dall'accoglimento di alcune istanze di rinnovamento ecclesiastico, che peraltro anche Lutero, Calvino e gli altri riformatori avevano messo in evidenza (formazione dei preti, dovere di residenza dei vescovi, lotta all’immoralità nel clero, etc.), ma anche da una reazione polemica e difensiva di fronte al protestantesimo, per evitare che altri cattolici passassero alle Chiese evangeliche, (per mezzo di catechismo, arte sacra, devozione popolare, etc.).
84. Maria Raffaella Pessolano – Immagine e storia di Campagna centro minore meridionale. Anno 1985 – Edizioni Scientifiche Italiane, pag.45
85. Maria Raffaella Pessolano – Immagine e storia di Campagna centro minore meridionale. Anno 1985 – Edizioni Scientifiche Italiane, pag.48
86. In realtà scoppiate davvero, ma un lasso di tempo molto risicato.
87. Antonio Vincenzo Rivelli - Memorie storiche della Città di Campagna.
88. Maria Raffaella Pessolano – Immagine e storia di Campagna centro minore meridionale. Anno 1985 – Edizioni Scientifiche Italiane, pag.49
89. Amministrazione vacante – Dopo il breve ritorno grimaldino in seno alla feudalità del nostro abitato, alla sua fine datata1673, Campagna restò senza signore feudale per 22 anni, anni in cui provarono in tanti ad acquisirla, sopratutto le famiglie facoltose campagnesi, sopratutto la famiglia Viviani, ma senza esito positivo.
90. G. De Rosa – Le visite pastorali di Angelo Anzani in Rivista Studi Salernitani. 1968, n°1. Pag. 27.
91. Mastrodattia - Il termine "mastrodattia" (o mastro d'atti) si riferisce all'ufficio o alla funzione svolta dall'antico funzionario borbonico (nel Regno di Napoli) che, inizialmente addetto alla redazione e custodia degli atti, assunse in seguito anche poteri giudiziari, fungendo da supplenza del giudice nell'istruttoria delle cause.
92. Eversione della feudalità - La legge dell'eversione della feudalità fu un insieme di provvedimenti legislativi, attuati nel Regno di Napoli tra il 1806 e il 1808 da Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone), che abolirono il regime feudale, i suoi privilegi e le prestazioni personali dovute dai contadini ai signori. Questi decreti eliminarono le differenze tra le giurisdizioni feudali e quelle regie, stabilendo la soggezione di tutti i cittadini e le proprietà alla legge comune del regno.
93. Soppressioni Napoleoniche - La soppressione di conventi e monasteri nell'epoca napoleonica avvenne in diverse fasi tra il 1806 e il 1811, con decreti specifici come quello del 29 febbraio 1809 e soprattutto del 13 settembre 1810, che imposero la chiusura definitiva di molti ordini religiosi, la confisca dei loro beni e la fine della vita monastica in diverse aree del Regno d'Italia e di altri territori sotto il suo controllo. Le soppressioni avevano lo scopo di incamerare i beni degli enti religiosi per le finanze dello Stato, come testimoniato dalle circolari e dalle disposizioni relative. Patrimonio artistico: La chiusura dei conventi causò la perdita e la dispersione di un enorme patrimonio artistico e culturale, con l'arredamento liturgico e le opere d'arte spesso vendute o distrutte. Controllo sulle istituzioni: Napoleone voleva subordinare la Chiesa alle leggi dell'Impero, esercitando un controllo diretto sulle istituzioni religiose e sui loro beni.
94. Gaetano D'Ambrosio - Il Brigantaggio nella Provincia di Salerno vol. I -II – III – IV - V
95. Decennio Francese – Fa riferimento al periodo compreso tra il 1806 e il 1815, durante il quale il Regno di Napoli fu sotto il controllo francese e governato da sovrani imposti da Napoleone. Durante questo periodo, il Regno di Napoli fu governato prima da Giuseppe Bonaparte e poi da Gioacchino Murat.

